Giovedì, 12 Dicembre 2019
stampa
Dimensione testo

La scuola in piazza in mezza Italia: in migliaia a Palermo e Catania. Foto e video

PALERMO.  Il popolo della scuola, insegnanti, studenti e personale Ata sono scesi in piazza contro la "Buona scuola", riforma voluta dal Governo di Matteo Renzi.

In Sicilia insegnanti e studenti stanno manifestando in piazza a Palermo e CataniaNel capoluogo siciliano, un corteo è partito da piazza Marina per snodarsi poi per corso Vittorio Emanuele, via Roma, via Cavour e infine  raggiungere piazza Verdi, dove davanti al Teatro Massimo avranno inizio i comizi.

Secondo i sindacati sono circa seimila i manifestanti che stanno percorrendo le strade del centro intonando cori e slogan. Il corteo si snoda controllato da polizia, carabinieri e vigili urbani. Al momento la testa del corteo è in via Roma (dove ha incrociato qualche centinaio di studenti partiti da piazza Verdi), mentre la coda è ancora in fondo a corso Vittorio Emanuele, a circa 200 metri. Il concentramento per i comizi è previsto a piazza Verdi.

Dalla stessa piazza invece  è già partita  manifestazione degli studenti medi di Palermo. Sono circa cinquecento i partecipanti, tra studenti medi e universitari. Lo striscione posto alla testa del corteo recita "Renzi vattene la Buona Scuola ti crollerà in testa #noinvalsi”  per esprimere l'idea che la  riforma scolastica targata Renzi-Giannini avrà vita breve.

“Durante questo autunno abbiamo  fortemente palesato il nostro dissenso contro la Buona Scuola in quanto riforma che va ancora una volta a tagliare radicalmente i fondi all’istruzione e a svilire e precarizzare  sia la didattica in generale che la funzione docente e il lavoro del personale che compone la scuola italiana - spiegano i manifestanti -. Noi studenti abbiamo deciso di partecipare  a questa giornata per dimostrare che non ci facciamo ingannare così facilmente dai giochi della casta politica, sebbene i volti cambino e si ringiovaniscano le mire allo smantellamento della scuola pubblica e l'attacco alle fasce meno abbienti rimangono. Dal canto nostro noi  lavoriamo quotidianamente nelle scuole e nelle università per far crescere quella stessa determinazione che ha caratterizzato le mobilitazioni studentesche e con questo spirito siamo scesi oggi in piazza volendo dare dunque  un reale contributo studentesco alla battaglia in difesa della scuola pubblica contro la legge di stabilità 2015".

"In  questi anni abbiamo subìto aumenti di tasse e spese scolastiche sempre  più esose, per non parlare poi del caro-trasporti,  del peggioramento delle condizioni di vita e di studio in  strutture scolastiche fatiscenti alcune delle quali abbiamo visto finanche crollare - prosegue Maria Occhione studentessa del Regina Margherita dell'Assemblea Studenti medi e universitari contro il Governo Renzi -. Abbiamo vissuto  la repressione imposta  nei confronti di chi fra noi si oppone apertamente a questo stato di cose ponendo un'alternativa e la riduzione se non l'eliminazione di spazi politici di discussione quali le assemblee e la cancellazione della rappresentanza studentesca ci danno la misura di quanto si voglia ridurre l'agibilità e la formazione del pensiero critico di noi  studenti e di come si tenda a un modello di scuola sempre più lontano da noi che ne siamo i veri protagonisti".

“Siamo scesi in piazza oggi, insieme agli studenti medi,  per palesare la nostra totale opposizione al premier  Matteo Renzi, al Pd e al suo Governo. Abbiamo deciso di partecipare a questa giornata per portare in piazza le rivendicazioni degli studenti esprimendole con il nostro proprio linguaggio che non riconosce alcuna fiducia nelle istituzioni - spiega Marco Orestano  studente di Ingegneria e dell'Assemblea Studenti medi e universitari contro il Governo Renzi -. Tutte le riforme realizzate dai governi succedutisi nel tempo sono sempre state ai danni dei lavoratori e di noi studenti. Mentre Renzi annuncia per settembre una riforma universitaria noi studenti universitari vediamo e subiamo soltanto i tagli al mondo accademico che si traducono in aumento delle tasse e diminuzione dei servizi inseriti in un contesto che vede un continuo processo di aziendalizzazione dell'università”.

Alcune centinaia di studenti medi e universitari giunti in via Roma hanno fatto un falò di schede riportanti test Invalsi, cui vengono sottoposte le classi di quinta elementare, terza media e seconda superiore costituiti fondamentalmente da domande di italiano e matematica.

A Catania, invece, la manifestazione è partita in piazza Europa, dove sono giunti anche docenti, studenti e sigle sindacali di Caltanissetta, Enna, Messina, Siracusa e Ragusa.

'La buona scuola siamo noi’: è lo striscione maggiormente 'ripetuto' nel lungo e variegato corteo che sta attraversando il centro di Catania per protestare contro la riforma proposta dal Governo Renzi. Vi partecipano alcune migliaia di persone: sindacalisti, studenti, insegnanti, ma anche esponenti politici e disoccupati. Tra gli slogan più scanditi: «La scuola statale è patrimonio nazionale».

Alcuni insegnanti hanno in mano un 'campanaccio' da mucca, e una di loro spiega: «è la nuova campanella, povera come la scuola che disegnando il governo Renzi» che, sostengono altri suoi colleghi, «vuole privatizzare l'istruzione».  Il comizio finale è previsto in piazza Roma. Il traffico nel centro della città è paralizzato.

Cinquanta insegnati stanno occupando l’assessorato comunale alla pubblica istruzione in via Notarbartolo a Palermo. L’occupazione è a margine della manifestazione che si sta tenendo questa mattina contro il disegno di legge del governo Renzi sulla Buona Scuola. Un’occupazione per protestare contro la riforma che penalizza a detta degli insegnanti non sono gli studenti ma lo stesso personale della scuola dando poteri illimitati ai presidi.

«Volevamo dare un segnale forte per questa protesta contro la Buona scuola. Il segnale che è iniziata una vera mobilitazione contro il disegno di legge che rappresenta un grave danno per l'istruzione», dice Ferdinando Alliata dei Cobas, uno dei 50 professori ad occupare l'assessorato.

«La Buona Scuola è un escamotage per superare le sentenze dopo che la Corte di giustizia europea ha condannato l'Italia per il modo in cui ha trattato i precari. Bisogna abolire le graduatorie ad esaurimento dove sono iscritti 200 mila precari e per farlo Renzi dà la possibilità ai presidi di creare delle liste e chiamare chi vogliono. Una specie di agenzia interinale. Nemmeno Berlusconi aveva osato tanto».

L'ASSESSORE ALL'ISTRUZIONE CHE SOSTIENE LA PROTESTA. «Continua il mio sostegno a questa protesta. Il ddl sulla scuola deve essere emendato pesantemente. Non può essere approvato così, perchè incide sulla natura dell'istruzione pubblica». L'ha detto Barbara Evola, assessore comunale alla Pubblica istruzione dei Comune di Palermo, la quale ha incontrato i docenti che hanno occupato l'assessorato di via Notarbartolo da lei guidato.  «Con questo provvedimento - ha aggiunto - il ruolo degli enti locali che conoscono il territorio viene bypassato e tutto è in mano al dirigente che agisce di concerto con il Miur. Finisce del tutto il delicato ruolo di cabina di regia che vedeva coinvolti, oltre al Comune, anche gli insegnanti nel processo formativo degli alunni. La scuola deve dare le stesse opportunità a tutti. Con la Buona scuola non sarebbe così».

© Riproduzione riservata

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X