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Targa Florio, ripartono i giochi per la vendita del marchio

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Senza tanto clamore, si è riaperta la partita della vendita del marchio Targa Florio. E ora Aci Italia detta alla Regione le condizioni per l’acquisto. C’è un carteggio di qualche settimana fa tra il presidente di Aci Italia, Angelo Sticchi Damiani, e la Regione che permette di far luce su una trattativa sfuggita ai riflettori, anche perché si è svolta per lo più durante i mesi più difficili della pandemia.
Ad aprile scorso nello studio romano del notaio Raimondo Zagami è stato registrato una sorta di preliminare di vendita del marchio storico Targa Florio. Il contratto prevede per la prima volta in modo ufficiale il prezzo che verserà l’acquirente all’Aci di Palermo, fino a oggi proprietaria del marchio: 6,4 milioni più Iva.

Lo stesso contratto prevede un diritto di prelazione a favore della Regione: Palazzo d’Orleans può optare per l’acquisto del marchio. Ipotesi che poi permetterebbe di mettere in campo varie soluzioni: un bando per affidarne la gestione ad altri gruppi o un impegno diretto. Il termine per esercitare il diritto di prelazione è però scaduto a fine giugno senza che la Regione esercitasse il suo diritto.

Ed è a questo punto che Aci Italia è tornata in campo. Il precontratto prevede infatti a suo favore 120 giorni di tempo per trattare l’acquisto. E nella sua lettera indirizzata a Musumeci e agli assessori Gaetano Armao (Economia) e Alberto Samonà (Beni Culturali) il presidente di Aci Italia fa presente che "è apprezzabile la volontà della Regione di non aver esercitato il diritto di prelazione. Questo favorirà la definizione della compravendita". Aci manifesta di nuovo "la grande attenzione per il marchio e l’obiettivo di proseguire con interventi economici diretti e mirati" per valorizzarlo.

Ma il passaggio fondamentale della lettera è quello con cui Sticchi Damiani chiede alla Regione di rimuovere parte dei vincoli che la Sovrintendenza ai Beni Culturali ha posto sull’utilizzo del marchio. E qui bisogna fare un passo indietro. Nel momento in cui, due anni fa, Aci manifestò per la prima volta l’intenzione di acquistare il marchio si scatenò una violenta polemica sull’ipotesi che la gara (soprattutto quella storica) venisse disputata fuori dalla Sicilia per portare all’estero il brand e il business collegato. A quel punto la Regione mise il vincolo che rende il marchio Targa Florio di interesse culturale. Ciò condiziona al parere della Sovrintendenza ogni azione commerciale.

Ad aprile la Sovrintendenza ha dato il via libera alla vendita, obbligando però l’acquirente a svolgere la Targa Florio in Sicilia. E, soprattutto, obbligando il futuro acquirente a concordare con la Regione l’uso del marchio anche per gli scopi commerciali e per il merchandising.
Ed è proprio questo vincolo che Sticchi Damiani chiede ora di rimuovere: "Si confida - ha scritto a Musumeci - che vengano assunti provvedimenti finalizzati a eliminare le suddette prescrizioni sull’uso del marchio al fine di favorire la conclusione della compravendita". Sticchi Damiani conferma che l’Aci di Palermo sta già lavorando per organizzare la gara di ottobre, che rientrerà nel campionato italiano. Ed è proprio per quella data che è attesa la fine della trattativa. "La Regione - spiega Angelo Pizzuto, capo di Aci Palermo - ha in realtà altri tre mesi per rientrare in partita".

Il punto è che in pochi scommettono che Palazzo d’Orleans si muova e dunque è Sticchi Damiani il principale candidato all’acquisto. Ma, seppure a microfoni spenti, dalla Regione trapela l’intenzione di non rimuovere il vincolo sull’uso del marchio. E quindi la trattativa potrebbe complicarsi.

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