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La morte di Astori: quel capitano leader silenzioso e amato da tutti

FIRENZE. Un leader silenzioso, una persona perbene, un professionista esemplare: quando muore qualcuno si tende sempre a enfatizzarne le qualità, nel caso di Davide Astori, morto questa mattina, corrisponde tutto alla realtà. Perché lui era davvero così: lo riconoscono i dirigenti e gli allenatori con i quali il capitano della Fiorentina ha lavorato in tutti questi anni, lo sottolineano i tanti compagni che ha avuto agli inizi e poi al Cagliari, alla Roma e nella squadra viola dove avrebbe dovuto chiudere la carriera visto che a breve sarebbe stato ufficializzato il prolungamento del suo contratto.

Era ormai tutto definito, Astori aveva scelto Firenze e Firenze, dopo aver applaudito e amato capitani come Antognoni, Batistuta, Rui Costa, si era affezionata sempre più a questo ragazzo garbato, mai una parola fuori posto, mai una polemica o un capriccio. Uno di quei giocatori che gli allenatori stimano e si tengono stretti perché rappresentano un esempio, in campo e fuori, per la serietà, la professionalità, l’affidabilità.

Anche per questo motivo era da tempo nel giro azzurro pur avendo giocato pochissimo da titolare: non c'è stato commissario tecnico della Nazionale negli ultimi anni che non lo abbia chiamato, proprio per la sua serietà e affidabilità. Astori non fece polemica neppure quando Prandelli decise di non portarlo ai Mondiali in Brasile, anche se colleghi e amici sapevano benissimo che l’esclusione lo aveva fortemente amareggiato. Non era un tipo esuberante, non gridava, non sgomitava ma sapeva farsi intendere e ascoltare.

E non si tirava indietro quando si trattava di esternare le proprie idee o farsi portavoce degli umori della squadra: come quando, ai tempi di Sousa, si era sfogato nello spogliatoio del Castellani dopo una brutta sconfitta della Fiorentina con l’Empoli. O come quando, soltanto qualche mese fa, dopo la decisione di Pioli di dargli la fascia, aveva sollecitato i Della Valle a tornare accanto alla squadra perché ne aveva bisogno. Un invito che i proprietari viola alla fine hanno raccolto: proprio un mese fa, prima della trasferta di Bologna, il patron Andrea Della Valle in visita nel ritiro ella squadra si era intrattenuto a lungo con il capitano proprio si fidava appieno delle sue considerazioni.

«Eri l’espressione migliore di un mondo antico, superato, nel quale valori come l’altruismo, l’eleganza, l’educazione e il rispetto verso il prossimo la facevano da padroni» ha scritto Buffon ricordandolo. Astori era davvero così, l’espressione di un mondo e di un calcio che non c'è più, senza divismi, senza eccessi, lontano dai riflettori.

E così viveva anche il suo legame con la compagna Francesca Fioretti, l’ex modella con un passato in tv al Grande Fratello e a Pechino Express conosciuta nel 2013 e dalla quale tre anni dopo aveva avuto la piccola Vittoria. La famiglia Astori viveva nei pressi di Ponte Vecchio, nel cuore di Firenze. Una città di cui Davide si era ben presto innamorato, una città che aveva preso ad amare e rispettare quel capitano silenzioso.

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