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Scamarcio: "Ho portato sul set la mia esperienza di padre"

«La paternità non ha rallentato il mio lavoro, anzi. Fare film è la cosa più bella del mondo spero che mia figlia quando crescerà capirà anche lei che il cinema è meglio della vita». Già padre cinematografico in 'Ladro di giorni' e 'La prima luce', ne 'L'ultimo Paradiso' su Netflix dal 5 febbraio Riccardo Scamarcio, diventato papà l’estate scorsa, ha affrontato (e scritto da cosceneggiatore) il ruolo con l’esperienza della paternità nella vita vera.

«L'amore per un figlio va al di là da te, non ti prevede», ha chiarito in conferenza stampa, spiegando che il film sulla paternità che ha più amato è 'Il campione' di Zeffirelli. Interessato a raccontare l’aspetto ancestrale della paternità per il suo Ciccio, animato da principi di uguaglianza e giustizia ma anche da un certo sano egoismo ("Al cinema mi piacciono i personaggi tridimensionali, non quelli classici e piatti del buono e del cattivo") oltre che dall’esperienza da neopadre ha pescato anche dai suoi ricordi infantili: «Ciccio Paradiso ama suo figlio con delle modalità che conosco bene. Mio padre non era estremamente affettuoso ma aveva lo stesso modo di avvicinarsi a me toccandomi le guance e, soprattutto con il dialetto, capace di creare un rapporto speciale e di superare il pudore».

Nel film originale Netflix diretto da Rocco Ricciardulli che farà il giro del mondo sulla piattaforma l’attore-produttore-sceneggiatore ha ritrovato insieme ad antichi riti familiari anche il legame viscerale con la sua Puglia: «Anche io da bambino impastavo le orecchiette con mia nonna, come il bambino che interpreta mio figlio nel film, chissà se i pugliesi che vivono a Boston o a Chicago e vedranno il film sentiranno un pò di nostalgia» ha raccontato sottolineando come il film ambientato nella Puglia contadina di fine anni Cinquanta, storia di ribellione allo sfruttamento e alla disparità, sia incentrato anche sui due sentimenti contrastanti rispetto alla terra d’origine, quello del «voler scappare lontano e quello della nostalgia».

La sensazione che il film, ("girato anche nei luoghi dove andavo a funghi con mio padre") gli ha trasmesso è quella di non essere «mai andato via dalla Puglia». L’esperienza ormai collaudata da produttore ha chiarito, è facilitata dal conoscere il set dall’interno: «L'idea di base è quella di aprire un collegamento diretto tra parte creativa e produttiva». Da sceneggiatore, con Ricciardulli, ha adottato il metodo del work in progress: «Il finale lo abbiamo scritto dieci giorni prima di girarlo, completamente diverso da quello previsto all’inizio». AGI

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