Sabato, 15 Agosto 2020
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Coronavirus, ecco i sintomi della sindrome del dopo-malattia

Stanchezza, debolezza persistente, difficoltà a fare le scale o anche solo a scendere dal letto. In molti ormai la chiamano sindrome post-Covid-19, per descrivere quell'insieme di sintomi che continuano a tormentare i reduci dal coronavirus per settimane, se non addirittura per mesi dopo la guarigione. Una research letter appena pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Journal of American Medical Association (JAMA) da un gruppo di geriatri della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica, campus di Roma, fa il punto della situazione e chiarisce quali sono i sintomi più frequenti e persistenti.

Lo studio, firmato da Angelo Carfì (UOC Continuità assistenziale Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS), Francesco Landi (docente di Medicina interna e geriatria all’Università Cattolica e direttore UOC Medicina Fisica e Riabilitazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS) e Roberto Bernabei (ordinario Medicina interna e geriatria all’Università Cattolica e direttore Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, neurologiche e della testa-collo del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS), è stato condotto presso il Day Hospital post-Covid della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS a partire dal 21 aprile scorso.

I sintomi della fase acuta dell’infezione da nuovo coronavirus comprendono tosse, febbre, dispnea, sintomi muscolo scheletrici (mialgie, dolori articolari, fatigue), sintomi gastrointestinali, disturbi dell’olfatto e del gusto. Molto meno note sono a tutt'oggi le sequele a lungo termine della malattia. Ma come dimostra il lavoro appena pubblicato su JAMA, sono tutt'altro che rare e soprattutto invalidanti.

In particolare è l’assoluta mancanza di forze a preoccupare gli ex-pazienti; si va da quelli che non riescono a fare neppure un piano di scale, a quelli che dormirebbero tutto il giorno. Sembra un’epidemia di sindrome da stanchezza cronica e nessuno sa dire al momento quanto è destinata a persistere. I pazienti sono debilitati; qualcuno fa fatica a respirare perchè i muscoli della respirazione non hanno la forza sufficiente a svolgere la loro funzione. In queste condizioni, anche alzarsi dal letto richiede uno sforzo titanico. E c'è chi confessa di aver pensato di avere una malattia mentale, finchè non si è confrontato con persone che provavano i suoi stessi disturbi. All’estero sono addirittura nati dei gruppi di auto-sostegno. Gli 'ex-Covid’richiedono supporto, sia a livello fisico che psicologico per accompagnare la loro lunga convalescenza.

E la sindrome post-Covid non risparmia nessuna età. Molti pazienti guariti, anche a distanza di settimane dalla dimissione, continuano a lamentare disturbi, a non stare bene. Al punto di non riuscire a riannodare i fili del discorso con la vita di prima, quella sociale, come quella lavorativa. E non sorprende. Covid-19 è una malattia nuova, un work in progress di conoscenze che si costruisce giorno per giorno. Per questo sono così preziosi i Day Hospital post-Covid, come quello della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

Qui, un team multidisciplinare si occupa dei reduci del Covid. Internisti, geriatri, gastroenterologi, infettivologi, pneumologi, microbiologi, neurologi, oculisti, otorini, pediatri, psichiatri, radiologi, reumatologi, angiologi (coordinati dai professori Roberto Bernabei, Massimo Fantoni e Antonio Gasbarrini e sotto la direzione dei professori Francesco Landi ed Elisa Gremese) lavorano ogni giorno fianco a fianco per scrivere questo capitolo inedito della medicina e soprattutto per aiutare questi pazienti a relegare in un angolo della loro storia esistenziale l’incontro con il nuovo coronavirus. (AGI)

© Riproduzione riservata

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