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Zecche, nella metà dei casi non ci si accorge di essere stati morsi

ROMA. Nella metà dei casi non ci si accorge di essere stati morsi da una zecca, ma le conseguenze possono essere gravi.

A lanciare l'allarme sono gli esperti della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit), che in vista delle passeggiate nei boschi che attendono molti italiani in fuga verso la montagna, mettono in guardia: possono provocare danni permanenti, fino alla paralisi o, in alcuni casi, la morte.

La meningoencefalite da zecche, o primaverile-estiva, è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, diffusa soprattutto nel Nord Est Italia.

Nel 70-90% dei casi decorre in maniera asintomatica mentre in un 2% può essere addirittura letale.

Il tempo di incubazione è variabile e l'andamento dei sintomi vede un primo episodio simil-influenzale seguito da un periodo di relativo benessere della durata di 7-10 giorni, cui segue la malattia vera e propria.

Tuttavia la diagnosi può tardare perché il morso della zecca spesso non viene avvertito.

Nella saliva dell'animale infatti è contenuta una sostanza che ha un effetto anestetico.

Pertanto, nel dubbio, "è indispensabile informarsi e informare sui viaggi fatti nel mese precedente la comparsa dei sintomi, così che il medico abbia tutti gli strumenti per diagnosticare la patologia", spiega Ermenegildo Francavilla, Direttore Unità Operativa di Malattie Infettive Ospedale di Belluno e membro Simit.

"In provincia di Belluno, dal 1994 ad oggi - prosegue - sono 194 i casi di encefalite da zecche segnalati, ovvero poco meno della metà di quelli registrati in Italia. Ma fortunatamente nessun decesso".

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