Mercoledì, 26 Febbraio 2020
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Scoperto girotondo di comete attorno ad una giovane stella simile al nostro Sole

MILANO. Un carosello di comete è stato individuato per la prima volta attorno ad una giovane stella simile al nostro sole.

Questa scoperta, che potrebbe rivelare molto del processo di formazione del nostro sistema planetario, è stata 'fiutata' dal telescopio Alma in Cile, che ha riconosciuto i gas prodotti dagli scontri fra comete.

Ad annunciarlo ad una conferenza a Santiago, in Cile, è un gruppo internazionale di astronomi guidato dall'Università di Cambridge.

La stella al centro dello studio si chiama HD 181327 ed è posta a 160 anni luce da noi nella costellazione del Pittore, ha una massa che è più grande del 30% rispetto a quella del Sole.

Il sistema che le orbita attorno ha circa 23 milioni di anni: è dunque più giovane rispetto al nostro Sistema solare, che invece conta 4,6 miliardi di anni, come ricordano i ricercatori nello studio che sarà pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

«Sistemi così giovani sono generalmente molto attivi, con comete e asteroidi che cozzano fra loro e contro i pianeti», spiega il coordinatore dello studio Sebastian Marino, dottorando dell'Istituto di Astronomia di Cambridge. «Il sistema presenta una composizione del ghiaccio molto simile alla nostra - aggiunge - quindi è ottimo da studiare per capire come appariva il nostro Sistema solare agli albori della sua esistenza».

Grazie al telescopio Alma, installato nel deserto di Atacama, i ricercatori sono riusciti a scoprire che intorno alla stella HD 181327 c'è una debolissima concentrazione di monossido di carbonio, un gas che viene prodotto dagli scontri fra comete e che finora era stato trovato solo vicino a pochissime stelle, tutte con una massa superiore rispetto al nostro Sole.

Secondo gli astronomi, è molto probabile che la stella non sia circondata solo da comete e asteroidi, ma anche da qualche pianeta.

«L'unico modo per saperlo sarebbe quello di osservarli direttamente - spiega il co-autore dello studio Luca Matrà, giovane dottorando italiano all'Università di Cambridge - ma al momento è possibile farlo solo con pianeti molto grandi come Giove».

© Riproduzione riservata

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