Venerdì, 27 Novembre 2020
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LA RICERCA

Ogni essere umano è circondato da una "nuvola' di batteri

ROMA. Ogni essere umano ha la sua personale 'nuvola' di batteri che lo circonda. Viene emessa dal corpo nell'aria circostante e ha un'impronta unica che, un po' come le impronte digitali, permette di identificare l'individuo cui appartiene. Il risultato, descritto da alcuni ricercatori dell'università dell'Oregon sulla rivista PeerJ, consentirà di capire meglio i meccanismi di contagio delle malattie.

Ogni giorno milioni di batteri vengono 'sputati' fuori nell'aria che ci circonda dal microbioma, cioè l'insieme dei microrganismi presenti nell'organismo umano. Questa 'nuvola' di batteri ha una sua personale impronta che la collega inequivocabilmente alla persona cui appartiene. Una conclusione cui i ricercatori, coordinati da James Meadow, sono arrivati dopo aver sequenziato i microrganismi emessi nell'aria da 11 diverse persone in una camera sterile. In questo modo hanno potuto osservare che la maggior parte tra coloro che erano seduti soli potevano essere identificati nell'arco di 4 ore grazie alla particolare combinazione di batteri presenti nell'aria circostante.

Diversi gruppi di batteri, come lo Streptococco, i Propionibacterium e Corynebacterium, sono stati trovati nell'aria e intorno alle persone, ma le loro diverse combinazioni sono l'elemento chiave che contraddistingue ogni individuo. Analizzando le particelle sospese in aria e le comunità di batteri, i ricercatori hanno scoperto che oltre 14 milioni di sequenze rappresentano migliaia di diversi tipi di batteri presenti nei 312 campioni di aria e polvere prelevati dalla camera sterile. «Ci aspettavamo di poter rilevare il microbioma umano nell'aria intorno a una persona, ma non di arrivare a identificarla dai campioni della nuvola di batteri», commenta Meadow. Un risultato che potrebbe aiutare a comprendere meglio i meccanismi alla base della diffusione delle infezioni, e anche nelle indagini di polizia, per capire se una persona è stata o meno in un luogo.

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