Lunedì, 17 Febbraio 2020
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L'ALLARME

A rischio i coralli in Australia, la nuova minaccia è il carbone

ROMA. La minaccia principale oggi per la Grande barriera corallina è l'espansione del porto carbonifero, anche se ci sono altri pericoli che incombono sul gioiello marino australiano, dai cambiamenti climatici (il «peggior nemico») alle attività umane legate alle industrializzazione. A pochi giorni dalla diffusione del 'Reef 2050 Plan', il piano di protezione della Grande barriera corallina fatto dal governo australiano e dal governo dello stato di Queensland, Greenpeace mette in fila i cinque «pericoli» da cui deve difendersi uno degli ecosistemi più sensibili sul Pianeta.

Il primo punto è l'addizione di «fenomeni di origine naturale e attività umane (tipo estrazioni minerarie, agricoltura, attività portuali, trasporti, turismo, pesca, crescita urbana, sviluppo industriale) che «ha portato negli ultimi 27 anni alla scomparsa di oltre il 50% della copertura di coralli e al deterioramento» della qualità dello stato di salute della barriera di oltre la metà. Per Greenpeace «la minaccia più immediata proviene dal progetto di espansione del porto carbonifero di Abbot Point, che prevedrebbe l'aggiunta di un nuovo terminale a quello già esistente» con il conseguente «raddoppio della capacità di carico, attualmente di 50 milioni di tonnellate di carbone all'anno»; le emissioni di CO2 che ne deriverebbero dalla combustione «sarebbero equivalenti a quelle della Corea del Sud». Ed infatti «i cambiamenti climatici sono già oggi il peggior nemico della Grande barriera: uragani, sbiancamento dei coralli, acidificazione degli oceani sono causati dal riscaldamento globale». Soffrono anche «le estese praterie di piante marine, 'parenti' della posidonia mediterranea, e le specie che vivono quelle aree», tipo «la tartaruga a dorso piatto e la tartaruga verde».

Per Greenpeace il Piano presentato «dal primo ministro australiano Tony Abbott è una roadmap verso la totale distruzione della Grande barriera corallina, piuttosto che un piano per la tutela di un patrimonio dell'umanità, come chiesto dall'Unesco».

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