Domenica, 24 Gennaio 2021
stampa
Dimensione testo

Società

Home Società Climate change, arretrano i ghiacciai alpini
NATURA

Climate change, arretrano i ghiacciai alpini

Sono 209 in Valle d'Aosta, attivo un piano di monitoraggio rischi

ROMA. In linea con quanto osservato sia a livello globale sia nelle Alpi, negli ultimi dieci anni i ghiacciai della Valle d'Aosta sono stati sottoposti ad una sistematica fase di riduzione di massa. Complessivamente dall'inizio delle osservazioni sul ghiacciaio del Timorion, nella Valsavarenche, si è fuso uno spessore di ghiaccio equivalente ad una lama di acqua spessa 9 metri, che possiamo immaginare come spalmata sull'intera superficie del ghiacciaio. In termini volumetrici questo equivale approssimativamente a 5 milioni di metri cubi di acqua persi in 10 anni. Sembra una cifra modesta, ma il Timorion è un ghiacciaio molto piccolo (circa 0.5 km quadrati): ovviamente più il ghiacciaio è grande più il deflusso per fusione è importante. Sul Ruitor ad esempio, uno dei ghiacciai più estesi della Valle d'Aosta (circa 8 km quadrati) e monitorato dal 2005, la media annuale del bilancio di massa (negativo) negli ultimi 8 anni è pari ad una lama d'acqua di circa 1,5 metri di spessore.

In molte aree, dove vi sono le condizioni morfologiche, la scomparsa del ghiaccio lascia il posto a nuovi laghi. Anche le precipitazioni brevi e intense, tipiche degli ultimi anni in Valle d'Aosta, possono causare la saturazione delle cavità dei ghiacciai a bassa quota e improvvisi rilasci d'acqua, come è accaduto al Ghiacciaio del Miage lo scorso agosto. Il territorio valdostano presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente soggetto ai rischi glaciali. Si tratta infatti di un territorio montano (oltre il 50% del territorio è ad una quota superiore a 2.000 metri sul livello del mare) in cui la presenza dei ghiacciai è rilevante sia in termini numerici sia di superficie. Il dato riportato nel Catasto Ghiacciai della Regione Autonoma Valle d'Aosta, attualmente aggiornato al 2005, indica la presenza di 209 ghiacciai che coprono una superficie di circa 135 km quadrati, poco meno del 5% del territorio regionale.

I ghiacciai sono localizzati in corrispondenza dei principali gruppi montuosi (Monte Bianco, Monte Rosa-Cervino, Gran Paradiso) e sono per la maggior parte di piccole dimensioni (area inferiore a 1 km quadrato). Negli ultimi anni hanno subito forti trasformazioni e una marcata riduzione areale, passando da 175 km quadrati nel 1975 a 158 km quadrati nel 1999, fino a 135 km quadrati nel 2005. Con il suo sviluppo turistico che ha portato alla realizzazione di insediamenti ed infrastrutture in aree remote rispetto al fondovalle e vicine ai ghiacciai ed alle loro aree di influenza, il territorio della Valle d'Aosta presenta numerosi elementi di vulnerabilità rispetto ai fenomeni di origine glaciale. Per questo motivo, la Regione Autonoma Valle d'Aosta ha messo in atto, da alcuni anni, un piano di monitoraggio del rischio glaciale, volto all'individuazione e prevenzione di questa tipologia di rischi. Il piano riguarda i fenomeni che possono interessare aree edificate o infrastrutture, escludendo totalmente i rischi soggettivi legati alla frequentazione alpinistica della montagna. Il piano è gestito da Fondazione Montagna sicura, in stretta sinergia con le strutture regionali, e prevede un sorvolo fotografico annuale di tutti i ghiacciai per valutarne l'evoluzione, e sistemi di monitoraggio specifici per situazioni di effettivo rischio. Tra i fenomeni di maggiore interesse e oggetto di monitoraggio, vi è il ghiacciaio sospeso delle Grandes Jorasses, relativamente indipendente dal riscaldamento climatico. L'accumulo di ghiaccio che dà luogo a crolli infatti è maggiore quanto maggiori sono le precipitazioni nevose.

In particolare, il ghiacciaio è monitorato con una stazione totale topografica, installata sul fondovalle, che legge la posizione di alcuni prismi posizionati sulla superficie del ghiacciaio stesso, a quasi 5 km di distanza. Per i ghiacciai di tipo temperato, cioè con presenza di acqua, che hanno una dinamica molto diversa, e in parte ancora poco nota, sono stati adottati invece sistemi di monitoraggio di tipo fotografico, che riprendono e trasmettono da punti fissi delle immagini su cui è possibile sia effettuare osservazioni qualitative, sia analisi tramite appositi software. Un sistema di questo tipo è stato ad esempio installato sul ghiacciaio di Planpincieux, in Val Ferret (Courmayeur). Un altro interessante caso valdostano, legato invece al cambiamento del clima riguarda invece il Ghiacciaio del Lys: la lingua del ghiacciaio, staccatasi dal corpo principale nel 2007, ha subito una forte contrazione. La circolazione idrica subglaciale ha provocato la fusione dal basso del ghiaccio che si è assottigliato fino al collasso della parte superiore, con lo sviluppo di cavità.

© Riproduzione riservata

TAG: ,

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

Correlati

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X