Martedì, 12 Novembre 2019
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IL RISCHIO

Vaccini anti-influenza, meno di 2 bimbi su 100 lo fanno

Sono meno di 2 su 100, i bambini sotto i cinque anni a cui viene somministrato il vaccino contro l'influenza. Ma nonostante ciò si ammalano 5 volte di più di un adulto tanto che, l’inverno passato, a esserne stati colpiti sono stati, secondo l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), 883.000 bambini in questa fascia di età.

A puntare l'attenzione sui più piccoli è stato il Flu Day organizzato dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) di Roma, per promuovere la vaccinazione anti-influenzale. I bambini tra 6 e 59 mesi, spiega il segretario di Fimp Roma e Provincia Teresa Rongai, «hanno una media nazionale di vaccinazioni di circa 1,7%, con valori minimi in Umbria allo 0,3% e nel Lazio a 0,8%.

Eppure, sono i più esposti all’infezione e diffondono maggiormente il virus, favorendo il contagio anche in famiglia». In questa fascia d’età, inoltre, precisa Antonietta Spadea, direttore Unità Operativa Complessa Tutela e Promozione della Salute della Asl Rm1, «contrarre l'influenza può aumentare il rischio di faringiti, bronchiti e polmoniti». Lungi dal rafforzare il sistema immunitario, il virus influenzale, infatti, presenta una proteina sulla superficie esterna, precisa Spadea, «che penetra nelle cellule delle vie respiratorie e lascia aperto il passaggio ad altri tipi di batteri, che possono creare una sovrainfezione».

Per questo il vaccino è fortemente consigliato e offerto in tutta Italia a chi soffre di asma. Alcune regioni, però, vanno anche oltre. Ad esempio, «nella Regione Lazio, si possono vaccinare gratuitamente i bimbi da 6 mesi a 9 anni che hanno sofferto di una qualche malattia respiratoria, pur se non particolarmente grave o cronica. Stiamo quindi sensibilizzando i pediatri a promuovere le vaccinazioni tra i bimbi piccoli». Diversamente dal medico di medicina generale, che non può rifiutarsi di vaccinare gli anziani over65, i pediatri possono a loro discrezione decidere di farlo o meno. «Ma sono tenuti comunque - conclude - a informare i genitori dei rischi e a indirizzarli
nel modo migliore».

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