Martedì, 25 Febbraio 2020
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GIORNATA DEL MALATO

Pellegrini sempre più giovani a Lourdes ma tre su dieci soffrono di depressione

CITTÀ DEL VATICANO. Sta cambiando negli ultimi anni il profilo del «pellegrino» e in particolare delle persone affette da patologie sanitarie che scelgono di partecipare a un pellegrinaggio a Lourdes, ma anche nei maggiori santuari europei, italiani e in Terra Santa.

L'anno scorso su 35.138 pellegrini che si sono affidati all'Unitalsi, 8.382 erano persone malate con diverse patologie. «Sono sempre più i giovani (età compresa da 13 a 35 anni) a prendere parte ai pellegrinaggi.

Nel 2016 sono stati 3.942 di cui 840 si sono dichiarati malati o disabili, tra questi una buona parte con alle spalle problemi di depressione, sindromi fobiche, dipendenze e soprattutto tanta solitudine», riferisce l'organizzazione in occasione della Giornata del Malato che si celebra domani 11 febbraio.

Dal dossier che verrà presentato proprio al santuario mariano di Lourdes, in Francia, domenica 12 febbraio, emerge che tra gli 840 giovani che si sono dichiarati malati o disabili il 33,5% soffre di depressione, il 10% da psicosi, il 3% da schizofrenia, il 2,5% da disturbi generalizzati dello sviluppo, il 2% da sindromi fobiche, l'1,5% da disturbi del comportamento alimentare e lo 0,5% da dipendenza da droghe. Il resto è legato a patologie neurologiche di queste ben il 34% legato al ritardo mentale.

Dal focus Unitalsi si evidenzia anche il fatto che sul campione complessivo di malati (8382) sono state riscontrate 10.737 patologie. Le più diffuse sono quelle del sistema cardiovascolare (52,9%), del tessuto connettivo (36,2%), neurologiche (38,4%), psichiatriche (27,5%). In molti casi un malato presenta più di una patologia. Inoltre, il 74% sono donne e il 36% maschi.

Dal campione risulta anche che il 70% dei malati è deambulante, 14% è su carrozzina, il 14% usa le stampelle mentre solo il 2% è in barella. I medici che si sono recati come volontari in pellegrinaggio nel 2016 sono stati 598.

«Il nostro dossier - dichiara Antonio Diella, presidente nazionale Unitalsi - ci dice che i pellegrini prima delle cure mediche hanno bisogno di un solido sostegno umano e spirituale. Solitudine, depressione e dipendenze sono queste le nuove frontiere della sofferenza umana che spesso ritroviamo nei nostri pellegrinaggi».

© Riproduzione riservata

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