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Migranti, in vigore il decreto con le nuove regole: ecco cosa cambia

Il decreto legge con le «disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori» è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è in vigore da ieri. I punti cardine del provvedimento, anche detto «decreto Ong», riguardano una serie di nuove condizioni a cui le navi, in particolare quelle di ricerca e soccorso come quelle delle Organizzazioni non governative, devono attenersi a seguito delle operazioni di salvataggio in mare prima dello sbarco in un porto italiano.

La prima è che «la nave che effettua in via sistematica attività di ricerca e soccorso in mare» operi «in conformità ad autorizzazioni o abilitazioni rilasciate dalle competenti autorità dello Stato di bandiera» e sia «in possesso dei requisiti di idoneità tecnico-nautica alla sicurezza della navigazione». La seconda è che siano «avviate tempestivamente iniziative volte a informare le persone prese a bordo della possibilità di richiedere la protezione internazionale e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione delle autorità». Inoltre dev'essere «richiesta, nell’immediatezza dell’evento, l'assegnazione del porto di sbarco». Come quarta condizione «il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità» deve essere «raggiunto senza ritardo per il completamento dell’intervento di soccorso».

Devono anche essere «fornite alle autorità per la ricerca e il soccorso in mare italiane, ovvero, nel caso di assegnazione del porto di sbarco, alle autorità di pubblica sicurezza, le informazioni richieste ai fini dell’acquisizione di elementi relativi alla ricostruzione dettagliata dell’operazione di soccorso posta in essere». La sesta condizione è che le modalità di ricerca e soccorso in mare da parte della nave non debbano aver «concorso a creare situazioni di pericolo a bordo né impedito di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco».

Secondo il decreto «il transito e la sosta di navi nel mare territoriale sono comunque garantiti ai soli fini di assicurare il soccorso e l’assistenza a terra delle persone prese a bordo a tutela della loro incolumità». Per quanto riguarda le sanzioni, «nei casi di violazione del provvedimento» (...) si applica al comandante della nave la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000. La responsabilità solidale (...) si estende all’armatore e al proprietario della nave. Alla contestazione della violazione consegue l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo per due mesi della nave utilizzata per commettere la violazione». Infine, «in caso di reiterazione della violazione commessa con l’utilizzo della medesima nave, si applica la sanzione amministrativa accessoria della confisca della nave e l'organo accertatore procede immediatamente a sequestro cautelare». All’irrogazione delle sanzioni, accertate dagli organi addetti al controllo, provvede il prefetto territorialmente competente.

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