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L'ORDINE

Tornano in servizio i medici no-vax, Amato: «Sono 300 in Sicilia, non basta a risolvere la carenza di organico»

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Presidente dell'Ordine dei medici Sicilia Toti Amato

Il 31 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato una norma in cui anticipa, di fatto, lo stop all’obbligo vaccinale per le professioni sanitarie. Resta invece l’obbligo all’uso della mascherina all’interno degli ospedali e delle Rsa che è stato prorogato fino al 31 dicembre prossimo. Torneranno inoltre a lavoro in tutta Italia, circa 4 mila medici che non hanno voluto farsi iniettare il vaccino anticovid e che, per tale ragione, sono stati sospesi. Ciò al fine di colmare le carenze di personale che in varie Regioni rischiano di mettere in ginocchio nosocomi e altri servizi sanitari. In Sicilia, però, il reintegro dei cosiddetti medici “no-vax” non sembra possa migliorare la situazione, così come spiega a gds.it il presidente dell’Ordine dei medici siciliano Toti Amato:

“Abbiamo fatto un calcolo e i medici sospesi nell’isola sono all’incirca trecento. A Palermo 84. Bisogna però considerare alcuni passaggi – sottolinea Amato -. Alcuni di loro sono pensionati. Si tratta di medici che lavoravano privatamente o che, addirittura, non esercitavano più. Altri non lavorano in Sicilia. Pertanto il loro reintegro non risolve il problema della carenza di personale che abbiamo nelle nostre strutture. Il ritorno al lavoro di questi medici, comunque, lo vedo come una cosa positiva, considerando anche che tra un mese sarebbe finito l’obbligo vaccinale. Sarebbe però opportuno, questo è giusto sottolinearlo, che tutti i medici facessero le vaccinazioni, ma come motivo etico e non come imposizione da normativa”.

La sospensione dei medici che si sono “ribellati” all’obbligo vaccinale non ha riguardato l’aspetto deontologico della professione e il Presidente dell’Ordine dei Medici, Toti Amato, ci tiene a precisarlo: “Sono contrario all’obbligo vaccinale per legge – afferma -. La norma era una sanzione amministrativa e non deontologica. Però, a mio parere, un medico deve essere sempre favorevole alla vaccinazione come momento etico e morale. Perché chi sta sempre a contatto con pazienti fragili, a volte anche immunodepressi, rischia di trasmettere la malattia. Il medico deve essere consapevole che la vaccinazione è utile e necessaria. Sono pertanto favorevole alla vaccinazione per il personale medico come forma etica e morale – sottolinea - ma critico sulla vaccinazione ope legis”.

Con una nuova ordinanza il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha prorogato l'obbligo di utilizzo delle mascherine negli ospedali e nelle Rsa. Anche questa decisione non è stata esente da polemiche. Toti Amato va oltre: “L’uso delle mascherine ha fatto abbassare il picco dell’influenza. Questo è un dato oggettivo. La mascherina quando si entra in un reparto ospedaliero in cui c’è la possibilità di un’alta contagiosità – e in ospedale non si va a fare una vacanza ma ci si va perché si sta male – dovrebbe essere obbligatoria non solo per la lotta al Covid ma anche nel periodo delle influenze”.

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