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Mafia e politica, Cirillo: "Cuffaro e chi lo sostiene condannati dal pregiudizio"

Tra accuse e repliche, a schierarsi dalla parte dell'ex governatore è Stefano Cirillo, direttore della Onlus Aiutiamo il Burundi
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Totò Cuffaro e Stefano Cirillo in Burundi

La campagna elettorale in Sicilia si è accesa e negli ultimi giorni a tenere banco sono le dichiarazioni sull'ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, commissario regionale della DC Nuova. Alcuni esponenti politici e magistrati, nelle ultime ore, hanno criticato la presenza dell'ex governatore in politica. Ultimo, in ordine di tempo, Alfredo Morvillo, ex magistrato, fratello di Francesca Morvillo e cognato di Giovanni Falcone, che dopo aver criticato coloro (senza specificare i nomi) che, condannati per mafia, si spendono in politica, ha poi aggiunto, replicando alle parole dell'ex governatore che sosteneva di aver pagato e di volere continuare a vivere, che “nessuno nega il diritto a Cuffaro di continuare a vivere e a fare tutto ciò che vuole, per carità, ha scontato la pena e nessuno dice che deve tornare in galera. Il problema non è lui, sono gli altri che lo corteggiano e lo inseguono”.

"C’è una Palermo che gli strizza l’occhio – ha detto l’ex magistrato – dimenticando cosa rappresenta una persona che è stata condannata per un reato di favoreggiamento alla mafia”. Parole pesanti, rivolte, non solo a Cuffaro, ma a tutti coloro che lo seguono e lo sostengono e che hanno un'eco maggiore proprio nei giorni antecedenti le celebrazioni del trentennale della Strage di Capaci.

A schierarsi dalla parte dell'ex governatore è Stefano Cirillo, direttore della Onlus Aiutiamo il Burundi: “Dottor Morvillo, faccio parte di quelle migliaia di persone che come dice lei sono un problema perché corteggiano e seguono Cuffaro. Con tutta la stima e il rispetto le dico che le sue accuse sono alquanto discriminanti e offensive. Per lei tante persone per bene che non conosce vanno etichettate e condannate a prescindere perché seguono Cuffaro. Posso sopportare la miseria culturale di qualche candidato o mancato candidato che utilizza attacchi strumentali per usare la solita etichetta dell’antimafia per darsi visibilità. Il suo è un pregiudizio che non dovrebbe far parte della cultura di un magistrato e non lo posso accettare. La invito a spogliarsi di pregiudizi e stereotipi e venire in Burundi dove vorrei mostrarle un ospedale realizzato da noi dove ogni anno partoriscono migliaia tra le mamme più povere del mondo, tre orfanotrofi che sosteniamo con centinaia di bambini, una chiesa che abbiamo costruito e tanto altro, perché anche un condannato può riuscire a fare tanto per chi soffre. Vorrei mostrarle le tante cose fatte non per inutile retorica (che io per primo non sopporto) ma per farle comprendere che chi ha sofferto e ha pagato la sua pesante pena può e deve offrire la parte migliore di se.  Vado in Burundi da tanti anni e mi sento una persona che rispetta i valori, le regole, la giustizia ma con le sue dichiarazioni mi sono sentito ingiustamente etichettato come neanche il pregiudizio e le ingiustizie del Burundi avrebbero mai fatto".

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