Martedì, 05 Luglio 2022
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APPELLO

Le donne siciliane a Draghi: all’Ars non c'è parità, inviate un commissario

Sicilia, Politica
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi e la ministra della Giustizia Marta Cartabia

Con una lettera inviata al premier Mario Draghi e alle ministre Elena Bonetti e Mariastella Gelmini, una trentina di donne siciliane - ex parlamentari, attiviste, rappresentanti di associazioni e movimenti civici, semplici cittadine - chiedono l’intervento del governo sollecitandolo a esercitare, a norma dell’art.120 comma 2 della Costituzione il potere sostitutivo nei confronti della Sicilia, per uniformare la legge elettorale regionale: la vertenza riguarda la doppia preferenza di genere. “La Sicilia, trincerandosi nella sua specialità, ha finora impedito l’introduzione della doppia preferenza di genere nella legge elettorale per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana, in violazione degli articoli 3,51,117 della Costituzione e dell’articolo 3 dello stesso Statuto siciliano - sostengono le promotrici dell’iniziativa - Oggi solo un autorevole intervento da parte del governo nazionale può porre fine a questa palese discriminazione nei confronti delle donne siciliane».

Per le firmatarie della lettera al premier «una messa in mora della Sicilia è tanto più necessaria dal momento che non sono state prese in considerazione la mobilitazione delle donne siciliane che hanno raccolto trasversalmente centinaia di firme su una petizione regionale, né le considerazioni e le richieste avanzate da numerose associazioni femminili nel corso delle audizioni in I commissione dell’Ars». “A novembre si svolgeranno le elezioni per il rinnovo dell’Ars e alle donne siciliane verrà impedito, ancora una volta, la parità di accesso alle cariche elettive - scrivono a Draghi - Sono stati presentati disegni di legge per colmare questa grave carenza, ma da tempo il loro iter è bloccato e pertanto c’è il rischio concreto che in Sicilia si arrivi al voto senza che si dia l’opportunità del riequilibrio della rappresentanza tra donne e uomini all’interno dell’Assemblea. Il governo nazionale impedisca che la democrazia paritaria resti una vuota definizione, a questo principio devono infatti uniformarsi anche le Regioni a Statuto speciale, come ha più volte chiarito la giurisprudenza amministrativa e costituzionale e come ribadiscono le norme dell’Unione Europea e quelle internazionali ratificate dall’Italia».

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