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INFRASTRUTTURE

Vivere su un'isola costa di più: ora per legge lo Stato dovrà ridurre il divario per la Sicilia

La norma che riconosce l'insularità è stata inserita del decreto approvato qualche giorno fa. Adesso una commissione paritetica dovrà calcolare il gap e poi sarà possibile ottenere finanziamenti per i collegamenti
Sicilia, Politica
Il vicepresidente della Regione Gaetano Armao

Uno dei primi effetti potrebbe essere la riduzione delle tariffe aeree. E poi la destinazione di fondi aggiuntivi per le infrastrutture. L’amministrazione dello Stato ha compiuto un passo avanti per il riconoscimento dei costi dovuti all’insularità sostenuti dalla Sicilia. Si tratta di un comma all’articolo 15 del decreto legge sulle infrastrutture approvato dal Consiglio dei ministri il 10 settembre.

La norma, che nella proposta iniziale del governo non compariva, riconosce i costi dell’insularità e li individua, per la Sicilia (e per la Sardegna), in quelli che verranno definiti dalla commissione paritetica presieduta da Felice Giuffrè. Uno studio ad hoc, che sarà la base di partenza, è stato predisposto dall’assessorato regionale dell’Economia con il contributo di Prometeia e delle università siciliane. In quel testo di cinquanta pagine, presentato a maggio, si evidenzia come a causa della condizione di insularità, negli ultimi vent’anni, ogni singolo residente in Sicilia (neonati compresi) avrebbe pagato una sorta di tassa occulta quantificabile, annualmente, in 1.308 euro. Un costo che si traduce in circa sei miliardi e 540 milioni di euro (pari al 7,4% del Prodotto interno lordo regionale) ogni dodici mesi.

L’assessore all’Economia Gaetano Armao, sulla base di questo studio, ha proposto attraverso la conferenza Stato-Regioni la modifica al decreto legge. La nuova norma prevede una ricognizione di tutte le infrastrutture statali, regionali e locali delle regioni italiane da trasmettere alla Conferenza delle Regioni che predisporrà il documento conclusivo da inviare al governo. All’esito della ricognizione saranno stabiliti i criteri di priorità e le azioni da perseguire per il recupero del divario infrastrutturale e di sviluppo. Per il finanziamento degli interventi è istituito un fondo perequativo infrastrutturale con una dotazione di 4 miliardi e seicento milioni di euro per gli anni dal 2022 al 2033. «Un successo che produrrà risultati concreti in termini di finanziamenti nei prossimi anni», assicura Armao, che ha parlato di questa novità nel corso della presentazione di Expocook 2021. «Rafforzare e consolidare questo successo - ha aggiunto - dipende adesso dall’impegno di tutti i parlamentari nazionali eletti in Sicilia, con l’augurio che vorranno impegnarsi anche per l’inserimento dell’insularità nello Statuto regionale come proposto all’unanimità l’anno passato in Assemblea regionale siciliana».

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