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MALUMORI

Il M5S alla resa dei conti tra il "no" a Draghi e la possibile scissione

Presente e futuro incerto per il M5S tra prove di forza e possibile scissione. I vertici del Movimento, in una giornata cruciale non solo per la loro posizione sul governo Mario Draghi ma anche sul loro futuro, provano a serrare i ranghi almeno fino alle consultazioni. "Se siamo compatti siamo determinanti", è il mantra che circola tra i pentastellati.

Ma l'atmosfera è plumbea e, sottovoce, si manifesta qualche malumore per la scelta solitaria del presidente Mattarella. La conduzione di Vito Crimi delle trattative per il Conte-ter è nel mirino. E il futuro politico di Giuseppe Conte è un rebus che ora i Cinque Stelle vorrebbero sciogliere. La linea del premier dimissionario per ora resta un mistero. Con l'ex governatore della Bce Conte si vede per oltre un'ora. Secondo fonti ufficiose si sarebbe parlato anche dei possibili numeri in Parlamento a favore di un governo Draghi. Ma, sottolineano da Palazzo Chigi di fronte alla ridda di voci che si affollano nel pomeriggio, a Conte non è stato offerto alcun incarico di governo.

Il destino e la posizione del capo del governo uscente, tuttavia, sono in qualche modo determinanti. Anche perché Beppe Grillo, a qualche ministro del M5S, avrebbe ribadito la necessità che il Movimento sia leale all'uomo scelto per Palazzo Chigi, punto dal quale potrebbe derivare il "no" del Garante all'esecutivo tecnico. Mentre l'avvocato del popolo - che avrebbe avuto in giornata anche contatti con il Quirinale - difficilmente parlerà fino alla conclusioni delle consultazioni sciogliendo il nodo della sua linea. Certo, i pochi che hanno avuto modo di entrare in contatto con Conte non lo descrivono certo a favore di un governo tecnico pur nel rispetto di una personalità di altissimo profilo come Draghi. E intravedono, nel premier uscente, la tentazione dell'ingresso in politica. Ma dove e come? Nell'assemblea-fiume dei gruppi M5S, ad un certo punto, è Sergio Battelli ad esplicare il gruppo di diversi. "Voglio che sia chiaro che cosa vuol fare, un partito proprio, il leader del M5S o il leader del centro", spiega il deputato M5S. Nella riunione, a prevalere, per ora, è la linea del governo politico, l'unica che riesca garantire una labile compattezza. Una compattezza in nome della quale Crimi evoca perfino il voto su Rousseau. La scissione è dietro l'angolo ma, al momento, non dovrebbe portare numeri molto corposi a favore di Draghi.

Da "Parole Guerriere" ai governisti fino, ovviamente, ai "descamisados" guidati da Alessandro Di Battista, c'è un filo rosso che punta, innanzitutto, a far contare la propria forza numerica nelle Camere. Il resto, tuttavia, è avvolto nella nebbia, a cominciare dal futuro stesso del Movimento, sulla cui leadership pende l'ombra di una dicotomia tra Luigi Di Maio e lo stesso Conte. "Di certo, entro febbraio la leadership di Crimi sarà finita", assicura un deputato guardando ai voti sullo Statuto e la nuova governance previsti in settimana. I malumori rispetto alla trattative condotte dal capo politico sono palpabili.

"E' stato fermo su Bonafede alla Giustizia, come ha potuto?", si chiede un deputato del Movimento. E la tempesta interna, nei prossimi giorni, diventerà evidente. La confusione cresce se si pensa al bivio, legato a doppio filo con la posizione su Draghi, che attende il M5S: quello di un'alleanza organica con Pd e Leu o quello di correre da soli. A prevalere sembra la prima opzione e l'incontro dei vertici dei tre partiti del centrosinistra è accolto con soddisfazione tra i pentastellati.

"Stringiamo l'alleanza ed escludiamo definitamente Matteo Renzi", è la linea che filtra da diverse fonti parlamentari del Movimento. Ma, se il Pd appoggiasse Draghi e il M5S no, non sarebbe facile tenere insieme la coalizione. Di più. Alessandro Di Battista, inevitabilmente, tornerebbe nell'agone pentastellato da protagonista. Ma in quel caso sarebbe il ritorno di un Movimento barricadero, E chissà se a Grillo questa prospettiva andrà davvero bene. ANSA

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