Giovedì, 13 Maggio 2021
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Crisi di governo, Conte alla prova più dura: oggi il discorso alla Camera, ecco cosa dirà

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Il premier Giuseppe Conte

Giuseppe Conte alla prova politica più difficile. Per tentare di evitare la crisi il premier eviterà il dito puntato contro Matteo Renzi, ma dalle sue parole verrà un forte richiamo alla responsabilità, all'importanza di tenere saldi i legami con l'Ue, alla necessità di lavorare insieme per la ripartenza di un'Italia mai chiamata a così tante sfide in così breve tempo.

Oggi a mezzogiorno alla Camera comincerà il discorso con cui il premier si gioca il tutto per tutto guardando con un prudente ottimismo al voto dell'Assemblea. Ma paragonare l'intervento di oggi a quello del duello con Matteo Salvini del 20 agosto 2019 non sarebbe azzeccato. A dispetto di quel caldo martedì a Palazzo Madama, Conte non elaborerà un netto "j'accuse" al leader di Italia Viva. Anzi, fino a qualche ora fa a Palazzo Chigi c'era incertezza anche sul fatto che l'ex premier fosse citato. Il motivo è duplice. Da un lato c'è la volontà del capo del governo di parlare sì al Parlamento ma anche al Paese, cercando di sottolineare la "pars costruens" dell'azione di governo da qui a fine legislatura.
Dall'altro, nella strategia di Conte, è tutt'altro che escluso il recupero di una parte dei gruppi renziani, in nome, appunto, della responsabilità e del dialogo. E di quella "maggioranza Ursula" che, in Europa, vede il sostegno di Dem, M5S, Leu, renziani e anche di FI.

Quasi certamente il capo dell'esecutivo elencherà le sfide che attendono il Paese nel 2020. Quella pandemica, innanzitutto, in merito alla quale a Palazzo Chigi ricordano il trend positivo dei vaccini. Quelle internazionali, in secondo luogo, in un anno in cui l'Italia sarà presidente del G20 e co-presidente del Cop26. Ma, soprattutto, una lunga e articolata menzione il premier la riserverà al Recovery Plan.

E' sul Piano di Ripresa e Resilienza che concentrerà il suo invito a far ripartire "insieme" il Paese. Ricordando alcuni dei pilastri della strategia italiana, dalla digitalizzazione al Green, fino al rilancio delle infrastrutture. E, facendo perno sul Recovery, il premier farà appello affinché i contributi dei gruppi parlamentari migliorino il testo. Mettendo in campo una netta apertura al lavoro parlamentare che potrebbe attirare qualche numero in più in maggioranza.

L'intervento alla Camera sarà il prequel della sfida di domani al Senato. Lì, ottenere la maggioranza assoluta, al momento, sembra quasi impossibile. Ma Palazzo Chigi, per ora, basta avere un voto in più dell'opposizione, magari arrivando a quella soglia "158" che ridurrebbe l'importanza numerica dei renziani in prospettiva.

Ma per Conte i problemi, dopo martedì, non svaniranno. Toccherà a lui aprire un tavolo di maggioranza per un programma di fine legislatura che convinca un gruppo di costruttori - centristi, liberali, ex renziani - in grado di consolidare la maggioranza, così come nei giorni scorsi richiesto anche dal Quirinale.
Una via che, nella strategia di Palazzo Chigi, non prevede le dimissioni del premier ma, al limite, un tagliando alla squadra di governo. I tempi sono stretti, ma non strettissimi. Se Conte supererà la doppia prova in Aula di lunedì e martedì avrà poco meno di un mese per saldare la maggioranza. Prima, cioè, dell'arrivo del Recovery Plan in Aula. Ma, nella maggioranza, i timori sono tutt'altro che sopiti. "Oggi è Conte tutta la vita ma se non hai la maggioranza anche alla Camera è difficile sostenere un governo stabile", avverte una fonte parlamentare M5S che prevede: "Facendo i conti il Conte-ter lo puoi fare solo con FI, e non so se il Movimento accetterà". "Non si può andare avanti a lungo senza una maggioranza assoluta, vai avanti se c'è un patto di governo con numeri solidi", spiegano anche tra i dem.

Ma, a Palazzo Chigi non escludono infatti ancora la nascita, nei prossimi giorni, di un gruppo di "costruttori europeisti". Un gruppo che, in prospettiva, farebbe riferimento direttamente a Conte, forse mai come in queste ore così tentato dall'essere riferimento di un'area centrista, liberale. Un'area in campo nel caso, temuto da tutti nella maggioranza, di ritorno alle urne.

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