Giovedì, 21 Novembre 2019
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MANOVRA

Contante, tasse e partite Iva: scontro nel Governo, l'ira di Conte

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Camera

La manovra approvata, ma ancora in via di definizione, ha scatenato l'ira della maggioranza. Adesso si attende la riunione del Consiglio dei ministri in programma lunedì per il varo del nuovo decreto terremoto, che potrebbe essere preceduta da un vertice di maggioranza e diventare l’occasione per una resa dei conti sui nodi aperti, come il tetto al contante, le multe sui pos, la stretta per le partite Iva, la sugar e la plastic tax e quota 100.

Il confronto in Parlamento si preannuncia dunque infuocato per le diverse posizioni sulla Manovra. Italia viva non si arrende sull'abolizione di quota 100 e annuncia emendamenti in Parlamento, si oppone alla sugar tax, contesta l’aumento delle tasse sugli affitti sociali e ritiene inutile l’abbassamento del tetto del contante. Per i 5 stelle bisogna colpire i grandi evasori, sono contrari alla doppia sanzione sui pos per i commercianti e gli artigiani, così come alla stretta su flat tax e partite Iva, e difendono a spada tratta quota 100.

"Quota 100 la manteniamo», ribadisce il premier Giuseppe Conte, che respinge anche l’accusa di una stangata sulle partite Iva. «Come si fa a dire che sono contro il popolo delle partite Iva. E’ una fesseria. Io sono il premier che ha portato da 30 fino a 65 mila euro l’aliquota al 15% per commercianti, professionisti, per tutti. L’anno scorso quando ho firmato il provvedimento, avevo anch’io la partita Iva e l’ho dovuta chiudere». Ma il Movimento 5 stelle rincara la dose: «Il regime forfettario non si tocca». Mentre il sottosegretario al Mef, Alessio Villarosa, ritiene «doveroso convocare un vertice di maggioranza» e sottolinea che i tecnici del ministero dell’Economia e della Ragioneria, «ovvero chi realmente lavora sul tema, stima un recupero da evasione pari a zero nel caso in cui il tetto al contante passasse da 3.000 euro a 1.000 euro» invitando a iniziare dai grandi evasori. Tema su cui torna alla carica anche il capo politico M5s, Luigi Di Maio: «Il carcere ai grandi evasori: per noi questo è un punto fermo, irrinunciabile. La priorità, oggi, è dare un segnale diverso dal passato e colpire i pesci grossi, colpire chi ha messo il Paese in ginocchio».

Teresa Bellanova, ministro delle Politiche agricole, spiega così la posizione di Italia Viva. «Noi in quel Cdm ci siamo stati, non eravamo eterodiretti e abbiamo portato la posizione di tutta Italia Viva che era: no aumento delle tasse e risorse per la famiglie. Se oggi qualcuno pensa di presentare idee diverse, noi lì in quel Cdm abbiamo avuto posizioni chiare. Se noi diciamo che siamo contro quota 100 perchè è uno spreco di risorse, non credo sia una novità». Ma da Washington arriva l’altolà del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ribadisce che l’impianto della legge di bilancio non si tocca: «Il perimetro rimane lo stesso, i fondamentali della manovra sono quelli».

Il capitolo più spinoso resta il pacchetto delle misure anti-evasione, fortemente voluto dal premier.  Nonostante le resistenze dei renziani, difficilmente si potrà individuare una soluzione alternativa alla graduale discesa del tetto del contante su cui già è stata raggiunta una mediazione con la soglia a 2.000 euro nei primi due anni e a 1.000 euro dal terzo. Secondo quanto riferiscono fonti governative è escluso che possa essere introdotta una maggiore gradualità così come non è in discussione il traguardo finale del tetto a 1.000 euro. Quanto alle multe ad artigiani e commercianti che non consentono i pagamenti con i bancomat, le stesse fonti spiegano che non è pensabile rendere obbligatorio l’uso dei Pos senza prevedere sanzioni e la penalizzazione del 4% del valore della transazione potrebbe quindi essere alleggerita ma non annullata. Piuttosto l’obiettivo è lavorare per una riduzione dei costi delle transazioni da concordare con l’Abi.

Ma si litiga anche sulla cedolare secca sugli affitti sociali. Il governo ha previsto un aumento dell’aliquota dal 10 al 12,5% (senza intervento sarebbe passata al 15%) ma Italia Viva non è d'accordo. Uno stop all’aumento comporterebbe una perdita di gettito di circa 150 milioni l’anno che andrebbe compensata.
Su quota 100, ovvero l’anticipo pensionistico con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi, i renziani insistono per l’abolizione immediata e annuncia emendamenti in Parlamento ma il governo punta a una riforma complessiva del sistema previdenziale da concordare al tavolo con le parti sociali. Eventuali ritocchi, viene riferito, potrebbero essere introdotti in Parlamento con un allungamento delle finestre d’uscita ma esclusivamente sul 2021 senza toccare l’impianto nel 2020. Appare ormai scontato l’introduzione della sugar tax in manovra. La tassa sarà applicata alle bevande zuccherate e vale circa 250 milioni l’anno. Così come non si prevede di mettere mano alla tassa sulla plastica che ha consentito di tamponare l’esclusione della tassa sulle sim, che era stata fortemente contestata dai 5 stelle.

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