Giovedì, 21 Novembre 2019
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CRISI

Conte bis al Governo, tra Pd e M5S è scontro sulla squadra

Il primo passo per il bis di Giuseppe Conte è compiuto. Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio comunicano a Sergio Mattarella che il Pd ha accettato la proposta del M5s di dare vita a un «Conte due». 

Ma il cammino si annuncia accidentato. Il premier uscente riceve il mandato di M5s e Pd senza che sia sciolto il nodo dei vicepremier, con un braccio di ferro durissimo tra il M5s che vorrebbe Di Maio e il Nazareno che vuole un unico «vice» Dem.
Nel governo dovrebbe entrare anche Leu, mentre il centrodestra a una voce invoca le elezioni. E a complicare le cose, entra a
gamba tesa in partita Beppe Grillo, che chiede un governo di tecnici, con i politici relegati a fare i sottosegretari.

La giornata dell’incarico parte in salita. I rapporti sono assai tesi: Zingaretti e Conte si sentono al telefono - ma le fonti ufficiali smentiscono - ma i nodi non si sciolgono. Il perché lo spiega  il segretario Pd ai membri della direzione. Racconta di aver
"coltivato molti dubbi" sull'opportunità di fare un governo con il M5s (e, il sottinteso, di indicare Conte). Ora discontinuità vuol dire abbandonare lo schema del premier terzo che media tra due vicepremier sulla base di un contratto.

Va bene Conte, sul quale il Movimento ha posto il suo «aut aut», ma deve essere chiaro che è esponente del M5s e va affiancato da un vicepremier Pd. L’azione del governo deve poggiare su un programma che abbia una «visione condivisa» e un messaggio di fondo contro «la paura». Niente Di Maio vicepremier: è una questione di forma ma soprattutto di sostanza, dicono dal Pd (affermando che il veto non è sul nome).

Solo così si può dare al governo la speranza di durare un’intera legislatura. E magari porre le basi politiche per strappare il M5s all’abbraccio del sovranismo, magari ponendo le basi per «alleanze» anche nelle urne a partire dalle Regioni in cui si voterà a breve, come l’Umbria e l’Emilia Romagna.

La partita "giallorossa" però è tutt'altro che chiusa ("La strada è lunga", dice Graziano Delrio). Il ruolo di Di Maio nel nuovo governo è un nodo ostico da sciogliere per lo stesso Conte. Larga fetta del M5s fa quadrato ma c'è anche chi, a taccuini chiusi, preme perché non si faccia del vicepremier questione di vita o di morte. In serata a mettere il carico da novanta arriva Grillo, che mischia le carte: per rimediare alla "poltronofilia" (amore per la poltrona) strisciante, propone un governo fatto di «personalità del mondo della competenza, assolutamente fuori dalla politica», lasciando ai politici i ruoli di sottosegretari. Anche Di Maio. Poi fa precisare: "Decide il capo M5s, ai tecnici vadano i ministeri tecnici".

Grillo dal blog ricorda che «non c'è tempo», non abbastanza per il programma, meglio scegliere subito il disarmo bilaterale e nominare tecnici. Saranno giornate complicate. Tra i macigni che incombono su Rousseau c'è Il Pd, come dichiara Andrea Orlando, ritiene «inaccettabile» che il voto su Rousseau decida la sorte del nuovo governo. Ma il M5s conferma il referendum su web: è come una direzione.

 

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