Giovedì, 19 Settembre 2019
DOPO VOTO TAV

Conte si reca al Quirinale: a colloquio per un'ora con Mattarella

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve Giuseppe Conte al Quirinale

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è recato questa mattina al Quirinale per parlare con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il premier, dopo un'ora di colloquio, è rientrato a piedi a Palazzo Chigi e si è mostrato sorridente.

Conte non ha risposto alle domande dei cronisti che gli chiedevano conferma del suo incontro al Colle, ha ringraziato chi gli faceva gli auguri per il buon compleanno e a sua volte ha detto: "Auguri e buon lavoro".

Secondo fonti parlamentari l’incontro tra i due è stato "un normale colloquio". Sul tavolo non c'è l'ipotesi di dimissioni, viene spiegato.

"Leggiamo dai giornali di possibili crisi di governo - dicono fonti di governo Cinquestelle -. Il M5S è al lavoro come ogni giorno per il Paese e dunque lo è anche il capo politico, Luigi Di Maio. Chiunque oggi aprisse una crisi di governo, l’8 agosto, si assumerebbe la responsabilità di riportare in Italia un governo tecnico. Sarebbe folle".

In mattinata, Luigi Di Maio aveva incontrato, sempre a Palazzo Chigi, i capigruppo M5S Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli e al termine dell'incontro, sul suo profilo Facebook aveva scritto che "I giochini di palazzo non ci sono mai piaciuti (al M5S, ndr) e questo dibattito sulle poltrone inizia a stancarmi.  Siamo andati al governo non per chiederle, ma per tagliarle. E lo abbiamo messo nero su bianco nel contratto, insieme alla Lega".

A proposito della legge ora all’esame della Camera, che prevede il taglio dei parlamentari, Di Maio ricorda: "C'è una riforma del MoVimento 5 Stelle che aspetta l’ultimo voto il 9 settembre. Il 9 settembre taglieremo definitivamente 345 parlamentari.  Significa che alle prossime elezioni molti vecchi politicanti dovranno iniziare a cercarsi finalmente un lavoro".

A suo giudizio, "è una riforma epocale contro i privilegi dei politici e in favore del buon senso. Per anni lo Stato ha saputo solo chiedere, dal 9 settembre invece comincerà a restituire qualcosa indietro ai cittadini: risparmiamo mezzo miliardo di euro da mettere su strade, ospedali, sulla riduzione delle tasse. Manca solo l’ultimo voto e mi auguro nessuno si tiri indietro all’ultimo minuto, sarebbe gravissimo. Anzi, sarebbe un segnale al Paese. Il segnale di chi non vuol cambiare nulla.  Le parole sono belle ma non bastano. Servono i fatti".

Soltanto qualche ora prima, Matteo Salvini, a Sabaudia, aveva detto "Se c'è qualcosa da risolvere si risolve in fretta, se c'è da fare una scelta va fatta in fretta. Netta, chiara". Il vicepremier aveva detto che "qualcosa si è rotto nel governo" precisando che "non mi interessano rimpastini o rimpastoni, le idee non valgono due poltrone, se le cose non si possono più fare è inutile andare avanti. Come in un matrimonio, se si passa più tempo a insultarsi e a litigare che a fare l’amore, meglio guardarsi in faccia e prendere una decisione da persone adulte".

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