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Lega provoca il M5s sulla Tav: "Dimettetevi"

«Che ci stanno a fare i Cinque stelle in un governo che farà la Tav?». Provoca della Lega piomba nel bel mezzo di una domenica di quasi agosto. E’ una sfida e insieme un avvertimento: la finestra elettorale non si è ancora chiusa. Ma i Cinque stelle non ci credono, persuasi che alla fine Salvini non romperà. E rispondono dando dei "bulli" agli alleati di governo.

In una dinamica, sempre sull'orlo della crisi, che prima del ferragosto sarà sottoposta a «stress test" su temi come l’Autonomia e il decreto sicurezza bis. La mozione pentastellata per impegnare il Parlamento a bloccare la Tav dovrebbe essere votata il 7 agosto, subito dopo il voto sul decreto sicurezza bis. I malumori pentastellati per l'alta velocità potrebbero far nascere una fronda di una decina di senatori contrari al dl salviniano.

Ed è anche per evitare che sul provvedimento si formi una nuova maggioranza con il soccorso di Fdi e Fi, che si valuta la fiducia (dissidenti M5s e senatori di destra potrebbero uscire dall’Aula). Quanto alla Tav, il Pd proverà a fare emergere la frattura nel governo con una propria mozione per il Sì, da opporre a quella M5s. E tenterà anche di far inserire in calendario ad agosto alla Camera la mozione di sfiducia a Salvini sulla vicenda Russia.

E’ ai tavoli politici, però, che il rischio crisi sembra più concreto. Salvini non vuole essere l’artefice della rottura. Ma non avrebbe digerito le voci, secondo qualche leghista alimentate ad arte dai Cinque stelle, di un possibile governo di unità nazionale in caso di crisi, con i voti del Pd (e anche di parte di Fi). Ad agosto, spiegano i leghisti, la crisi è «ancora possibile». Più difficile diventerà a settembre, quando dovrebbe essere approvato il drastico taglio dei parlamentari.

A dopo l’estate potrebbe intanto slittare, secondo il M5s, il dossier autonomia, a dispetto delle pressioni lombardo-venete. Martedì potrebbe esserci a Palazzo Chigi un nuovo vertice, sul capitolo spinoso delle risorse finanziarie. Ma al momento non ci sarebbe intesa sulla proposta del ministero dell’Economia di affidare allo Stato la gestione dell’extra gettito.

Dalla presidenza del Consiglio, dove lunedì Conte ha convocato le parti sociali sul «piano per il Sud», affermano che il premier intende procedere, andare avanti. Ma aggiungono che molto dipende dalla Lega e dalla sua volontà di mediare. La settimana si annuncia così «lunga e movimentata». Le premesse, come dimostra lo scontro sulla Tav, ci sono tutte.

All’indomani del corteo a Chiomonte, dove Salvini potrebbe andare presto a rimarcare il Sì, il movimento No Tav torna ad attaccare il governo "infame" e il M5s. Ma i Cinque stelle rilanciano dal blog le ragioni del No. «L'Ue ha messo più soldi? Non proprio: ha solo fatto sapere che si impegnerà a farlo. E' forse un regalo a Macron?», si domandano i pentastellati, rilanciando una tesi sposata da Alessandro Di Battista.

Nessun attacco, assicurano, a Conte che aveva citato i fondi Ue tra le ragioni per il Sì. Il post non passa inosservato, però, dalle parti della Lega. I capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo firmano una nota durissima: «Se per il M5s la Tav è un delitto, uno spreco, un crimine, che ci stanno a fare in un governo che la realizzerà? Se vogliono possono dimettersi, nessuno li obbliga».

E' un attacco a Danilo Toninelli, ma non solo. E l’opposizione si chiede cosa serve di più per aprire la crisi di governo. Ma i Cinque stelle ascrivono l’uscita al nervosismo di Salvini per l'attacco di Di Maio sui temi della sicurezza. Ci pensano un po', poi a sera rispondono beffardi: «Così è fin troppo facile, dalla Lega fanno i bulli sulla Tav coprendosi dietro ai numeri di Pd e Cav. Se ogni forza politica votasse per sé passerebbe la mozione M5S. Solo votando insieme Lega e Pd o Lega e Forza Italia passerebbe la loro mozione. E’ un patto del cemento, spalleggiato da +Europa e «Radio Soros», Radio radicale. (ANSA).

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