Giovedì, 05 Dicembre 2019
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LE ELEZIONI

Europee, seggi aperti fino alle 23: alle 19 in Italia ha votato il 43,2% degli elettori, in Sicilia l'affluenza più bassa

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I seggi vengono assegnati con il sistema proporzionale puro.

Il giorno delle Europee è arrivato. Seggi aperti dalle 7 di questa mattina, si potrà votare fino alle 23. Subito dopo comincerà lo spoglio.

Si vota anche in Piemonte per l'elezione del presidente e il rinnovo del Consiglio regionale e in 3.800 comuni per i sindaci e i consigli comunali.

Per quanto riguarda il Parlamento europeo, l'Italia è chiamata ad eleggere 76 deputati, 3 in più rispetto al passato in conseguenza della Brexit, anche se diventeranno effettivi solo quando il Regno Unito uscirà dall'Unione Europea. Il sistema elettorale è un proporzionale puro con lo sbarramento al 4%: le liste che non superano la soglia non ottengono seggi.
L'Italia è divisa in cinque circoscrizioni elettorali: Nord Ovest (20 seggi), Nord Est (15), Centro (15), Sud (18), Isole (8). Sono 50.952.719 gli elettori per le europee , di cui 24.744.762 uomini e 26.270.873 donne, che voteranno dalle ore 7 alle 23 in 62.047 sezioni elettorali.

In Sicilia gli elettori chiamati alle urne sono quattro milioni 700mila. Nella circoscrizione Isole, che comprende Sicilia e Sardegna, i seggi in palio sono otto. La scheda della circoscrizione Isole è rosa.

Sono consultazioni europee ma sembrano elezioni politiche: il governo Conte rimarrà in carica? La coalizione gialloverde sarà ancora maggioranza nel Paese? La Lega sfonderà o meno quota 30%? La seconda forza politica sarà il Movimento Cinque Stelle o il Pd? E Forza Italia resterà sopra la soglia del 10%? Sono questi infatti i grandi interrogativi che dominano in queste ore.

Polemiche a parte, malgrado gli italiani siano chiamati a scegliere la composizione del Parlamento europeo, mai come stavolta, l'esito della consultazione avrà un rilievo tutto nazionale, rappresentando un importantissimo test per ogni partito a poco più di un anno dalle politiche.

Lo scrutinio darà infatti risposte, chissà forse decisive, circa la tenuta dell'esecutivo: nelle ultime settimane, in un violento crescendo di batti e ribatti, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si sono fronteggiati in un duello che ha sfiorato la rissa verbale. Secondo tanti osservatori si sarebbe trattato solo di un gioco delle parti: insomma, fare la faccia feroce per raccogliere consensi, ognuno nel proprio campo, ma sicuri che a partire da lunedì tutto verrà ricomposto.

In particolare, il capo politico dei Cinque Stelle, ha dato la sensazione di spingere su una linea più moderata, in netta opposizione alla Lega, per cercare di drenare i consensi di chi non ha mai amato troppo l'alleanza con i sovranisti del Carroccio. Una mossa anche per frenare l'eventuale travaso di voti dal Movimento al Pd, un flusso inverso a quello del 4 marzo, ora che il segretario dem è Nicola Zingaretti, non più Matteo Renzi.

Anche il ministro dell'Interni, aprendo quotidianamente nuovi fronti polemici, uno tra tutti quello dell'abolizione dell'abuso di ufficio, ha cercato di imporre la sua agenda, mostrando impazienza per le presunte titubanze del premier. Tra i leghisti, tanti sperano in un exploit: un risultato oltre il 30% potrebbe accrescere la voglia, sinora sempre smentita, di staccare la spina, chiudere con i 5S e andare al voto per tentare la spallata per il governo. Magari grazie a una maggioranza autosufficiente, in grado di stare in piedi anche senza i voti di Forza Italia. Giancarlo Giorgetti, incontrando nei giorni scorsi la stampa estera, ha professato prudenza: La Lega "non ha i numeri della Dc degli anni'80". Ma potrebbe essere solo scaramanzia.
Di contro, all'interno del Movimento, cresce l'incertezza. Secondo le ultime stime, sembra che i toni anti-Lega di Di Maio abbiano interrotto il calo degli ultimi mesi. Tuttavia, il mancato superamento di quota 20%, o peggio, il sorpasso da parte del Pd, potrebbe scatenare una sorta di resa dei conti interna. Anche questo scenario potrebbe far vacillare la stabilità del governo.

AFFLUENZA. Alle elezioni Europee alle ore 12 ha votato (tutte le sezioni) il 16,72% degli aventi diritto, in linea con le analoghe elezioni del 2014 (16,66%). Lo rende noto il sito del ministero dell'Interno. Nel 2014 l'affluenza finale alle ore 23 fu del 58,6%. Alle politiche del 2018 l'affluenza alle ore 12 fu del 19,4% (dato della Camera).

L'affluenza nei capoluoghi di provincia:

Aosta 41,06%, Torino 45,63%, Milano 46,73%, Bolzano 49,87%, Trento 44,27%, Trieste 40,79%, Venezia 45,12%, Genova 45,44%, Bologna 51,86%, Firenze 57,83%, Ancona 42,34%, Perugia 55,96%, Roma 39,34%, L’Aquila 36,80%, Campobasso 55,64%, Napoli 29,32%, Bari 53,23%, Catanzaro 31,43%, Potenza 56,35%, Palermo 32,24%, Cagliari 33,72%.

Cresce invece l'affluenza nel resto d’Europa, soprattutto in Germania dove si è passati dal 24 al 29% e in Francia dove alle 12 aveva votato il 19,26% degli elettori, il 3,5% in più rispetto a 5 anni fa; alle 17 l'aumento invece è dell’8%. Ma il dato più sorprendente arriva dalla Spagna dove l’affluenza alle 12 era del 34% con un balzo di dieci punti rispetto al 2014.

ALLE 19. Secondo il Viminale in Italia è andato alle urne il 43,2% dei votanti, ovvero un punto e mezzo in più rispetto al 2014. Un aumento, insomma, anche se più contenuto rispetto a quello registrato in altri paesi europei. Alla stessa ora, ad esempio, la Francia registra una partecipazione al voto di 10 punti più alta rispetto a cinque anni fa. In Emilia Romagna si registra alle ore 19 l'affluenza più alta per il voto alle Europee dove ha votato il 55,1 per cento. La regione con l'affluenza più bassa è la Sicilia dove alle ore 19 ha votato il 27,1 per cento. A Palermo hanno votato 172.447 elettori per il rinnovo del Parlamento europeo, pari al 32,24% degli aventi diritto. Il dato è in aumento (+2,72%) rispetto al 2014, quando alla stessa ora avevano votato 162.306 elettori, il 29,52%. In totale, sono 534.890 gli elettori chiamati alle urne nel capoluogo siciliano (250.387 uomini e 284.503 donne).

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