Giovedì, 23 Maggio 2019
GOVERNO

Manovra, frenata sul deficit: dal 2,4% all'1,8% nel 2021. L'Ue: "Buon segnale ma l'Italia rispetti le regole"

Il debito scenderà di quattro punti in   tre anni: il deficit dal 2,4% del 2019 passerà al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021. Con questi primi dati, in una nota di   aggiornamento al Def non ancora pubblica e in cui ballano alcune   cifre, il governo prova a rassicurare i mercati e convincere l'Europa. «Faremo rispettare le regole», dice il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, che recepisce il «buon   segnale» di calo del deficit rispetto ai primi annunci.

Ma  spiega che il giudizio si baserà sul 2019, quindi lo 'sforzò   del governo potrebbe non bastare perché il deficit strutturale   rischia di essere «fuori traiettoria». Dietro le mosse del governo «euroscettico e xenofobo» si intravede, denuncia   Moscovici, un tentativo di «sbarazzarsi degli obblighi Ue».

«Parla a vanvera, siamo stanchi degli insulti», replica   Matteo Salvini. Che, a cinque giorni dal varo ufficiale in   Consiglio dei ministri del Def e dopo l’ennesimo vertice a   Palazzo Chigi, scende in sala stampa al fianco del premier   Giuseppe Conte, del ministro dell’Economia Giovanni Tria e del   vicepremier M5s Luigi Di Maio, ad annunciare l’ossatura definitiva del Def. Un’ossatura che cambia, rispetto agli   annunci, dopo la tempesta dei mercati e la sonora bocciatura dell’Ue. La modifica più evidente è il deficit che non resta   fermo per tre anni al 2,4% ma scende gradualmente fino all’1,8%.

Manca la stima del Pil (Confindustria indica lo 0,9% nel 2019   mentre per Salvini «sarà almeno l’1,5%"). Ma la promessa di Tria   è «accelerare dal prossimo anno la riduzione» del debito, dal   130,9% fino al 126,5% del 2021.   Non appena il testo del Def sarà recepito da Bruxelles e dal Parlamento ("Lo abbiamo già inviato», afferma Di Maio), inizierà   l'esame delle cifre, che porterà a fine ottobre al primo   giudizio dell’Ue.

Ma si aprirà anche un nuovo capitolo nelle trattative del governo per il varo della manovra. I leader di M5s e Lega annunciano infatti che ci saranno reddito di   cittadinanza, riforma della legge Fornero con quota 100,   pensioni di cittadinanza e flat tax al 15% per le partite Iva.   Ma anche taglio dell’Ires, diecimila assunzioni nelle forze   dell’ordine e «tagli alle agevolazioni delle banche». Sulle   cifre, però, al termine del vertice a Palazzo Chigi, si scatena   una insolita «guerra».

Fonti della Lega assicurano che ci   saranno 10 miliardi per le misure salviniane, di cui 7 mld per quota 100. Ma il M5s ribatte che 10 miliardi andranno al solo reddito di cittadinanza, per quota 100 ce ne saranno cinque. E’ l’antipasto di trattative che vedono, ai blocchi di   partenza, la Lega ancora scettica su reddito e pensione di   cittadinanza. E i Cinque stelle determinati a non concedere   "vantaggi" a Salvini in vista delle elezioni europee.

Quota 100   per andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi dovrebbe   partire a inizio 2019, prima di aprile; il «reddito» nei primi   tre mesi - promette Di Maio - dell’anno. Conte si spinge a  pronosticare una discesa delle disoccupazione «sotto l’8% o il  7» e pone l’accento sulla natura «strutturale» di quella che   definisce «una manovra coraggiosa e seria: rilanciamo la   crescita, ci sarà un fisco amico, misure nel segno dell’equità,   non tagliamo la sanità, prestiamo attenzione alla scuola: tutte misure che ci rendono orgogliosi di essere italiani».

L’attesa è adesso per la reazione dei mercati, che mostrano   già segnali positivi con lo spread in chiusura a 283. Anche il   ministro Paolo Savona da Strasburgo prova a rassicurare gli   investitori, escludendo «ogni azione contro l’Euro». E i partiti   di governo esultano: «Sono strafelice», dichiara Salvini.   "Ripagheremo anni di ruberie», afferma Di Maio: «Investiremo sul   sorriso degli italiani», aveva detto in mattinata mentre il   differenziale schizzava oltre quota 300. Ma le opposizioni sono   già sul piede di guerra. «E' una manovra dannosa per il Paese», dichiara da Fi Maria Stella Gelmini. «Ancora solo chiacchiere e   promesse, niente fatti», attacca dal Pd Ettore Rosato.

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