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Manovra, Conte: "Niente scontri con l'Europa". Tria: "Mai pensato di dimettermi"

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Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Giovanni Tria

«L'obiettivo di questa manovra è far scendere il debito puntando a una più consistente crescita economica e a un più ampio sviluppo sociale. Già da lunedì riunirò a Palazzo Chigi la cabina di regia per avviare il piano di investimenti e il piano di ammodernamento delle infrastrutture. Faremo investimenti di 15 miliardi nei prossimi tre anni».

Lo afferma il premier Giuseppe Conte in un’intervista al Corriere della Sera in cui assicura: «Non abbiamo alcuna
intenzione di aprire vertenze o contrapposizioni con le istituzioni europee. Sappiamo che il dialogo con l’Europa è
importante e ci predisponiamo ad esso con la massima serenità». «Sono fiducioso che gli investitori troveranno molto conveniente investire in Italia, anche perché il nostro Paese offre il valore aggiunto di un solida stabilità politica», dichiara Conte. «Insieme al ministro Tria ci attiveremo per spiegare i dettagli della manovra ai vari interlocutori europei oltreché agli investitori. È presto per giudicare l’accoglienza della manovra».

Il ministro dell’economia, aggiunge, non esce politicamente dimezzato dal braccio di ferro, «la manovra è frutto di un lavoro collettivo e pienamente condiviso». In merito al richiamo del presidente Sergio Mattarella, «la mia opinione è che i principi di equilibrio del bilancio e di sostenibilità del debito pubblico, a prescindere dal fatto che siano scritti nella Costituzione e nel fiscal compact, siano linee guida che qualunque governo responsabile deve tenere da conto», osserva Conte. «Questi principi non impongono, tuttavia, di rinunciare a esprimere una politica economica e di finanza pubblica interpretando i bisogni dei cittadini in base ai differenti cicli economici».

Tornando sulla crescita: «abbiamo previsto un piano per gli investimenti pubblici per un importo pari a 38 miliardi nei prossimi quindici anni e altri 15 nel prossimo triennio. Accompagneremo questo piano - spiega il premier - con la semplificazione burocratica, la riforma del codice dei contratti pubblici, la digitalizzazione dei servizi pubblici, l'accelerazione dei processi civili. Avremo una cabina di regia e gruppi di esperti che ci consentiranno di realizzare il più grande piano di investimenti mai progettato in Italia e il più grande rafforzamento mai pensato del nostro sistema di infrastrutture materiali e immateriali».

In un'intervista al Sole 24 Ore, invece, il ministro dell'Economia Giovanni Tria spiega che la nota d’aggiornamento al Def punta a una crescita dell’1,6% nel 2019 e all’1,7% nel 2020, e mette in programma una discesa del peso del debito di un punto all’anno per i prossimi 3 anni: «Non è una discesa forte ma maggiore di quella realizzata negli ultimi anni. E sarà garantita anche da una clausola di salvaguardia sulla spesa che sostituisce le clausole sulle entrate fiscali utilizzate finora in ogni manovra per scrivere obiettivi di deficit e debito poi sempre rivisti».

La manovra «non è una sfida all’Ue»,  anche se «mi rendo conto delle preoccupazioni europee e del fatto che i livelli di deficit previsti non rispondono agli accordi Ue», ammette Tria, secondo cui «si può aprire una discussione e il giudizio sul 2,4% può cambiare». Sul disavanzo, «con i ministri di spesa la mediazione c'è stata e non da poco. Partivamo da un tendenziale al 2%», spiega il ministro, che assicura: «Mai minacciato le dimissioni».

Senza intesa nel governo, aggiunge, «avremmo avuto rischio di instabilità politica e ancora bassa crescita». In merito all’agitazione dei mercati, «il mio auspicio è che spiegando la manovra che stiamo preparando, e gli strumenti che mette in campo per l’obiettivo centrale della crescita, l'allarme rientri», dichiara Tria. Quanto al richiamo del Quirinale, «L'equilibrio e il pareggio di bilancio rimane un nostro obiettivo fondamentale - assicura -, anche se il percorso per raggiungerlo viene allungato nel tempo per dare spazio all’esigenza fondamentale di rilanciare la crescita. Se le condizioni lo permetteranno si cercherà di riavviare il processo prima della fine del triennio».

Strumento principale per la crescita, accanto al «rilancio degli investimenti privati favorito anche dalle misure fiscali», è «un aumento degli investimenti pubblici. Abbiamo messo in bilancio circa due decimali di Pil aggiuntivi per il 2019, per poi arrivare a quattro decimali (6, 5 miliardi) aggiuntivi nel 2021 rispetto al tendenziale. In sostanza - spiega Tria - nel triennio gli investimenti pubblici addizionali saranno di circa 15 miliardi e si recupererà metà della perdita accumulata negli ultimi dieci anni in termini di Pil. Nel 2021, la quota di deficit sopra il 2% è tutta di investimenti pubblici aggiuntivi».

Il superamento della legge Fornero «ha un costo», ma lo svecchiamento dei lavoratori «è necessario per aumentare la produttività, anche nella PA, e favorirà in gran parte i giovani», dice Tria. Il reddito di cittadinanza «dovrà essere contemporaneamente un intervento di stabilizzazione sociale e di politica attiva del lavoro». Sul rischio che sia un incentivo al lavoro sommerso, «su mio mandato la guardia di finanza sta mettendo a punto un piano specifico di controllo, proprio per evitarlo».

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