Venerdì, 14 Maggio 2021
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SI' ANCHE DI FORZA ITALIA

Via libera del Parlamento, parte la missione navale in Libia

ROMA. Via libera del Parlamento alla missione di supporto navale in Libia. Nel frattempo, il pattugliatore d'Altura "Comandante Borsini" è già entrato nelle acque territoriali del paese nordafricano.

Il via libera alla missione è arrivato con i sì della maggioranza a cui si sono aggiunti i voti di Forza Italia che, come ha spiegato Renato Brunetta, ha deciso di sostenere la missione solo per "senso di responsabilità". Alla Camera l'ok è stato suggellato da 328 sì e 113 no, al Senato le risoluzioni sono state due: quella di maggioranza ha ottenuto 191 sì e 47 no; quella di Fi ha raccolto 170 sì, 33 no e 37 astensioni.

Diverso invece l'atteggiamento del resto dei partiti di centrodestra che hanno deciso di andare in ordine sparso al momento del voto in Aula. Al sì degli azzurri infatti si è contrapposta, in un dualismo sempre più evidente, la bocciatura alla risoluzione della maggioranza da parte della Lega Nord: "L'unica cosa - ha affermato Giancarlo Giorgetti, vice segretario del Carroccio - era mettere in atto il blocco delle navi".

Diverso invece l'atteggiamento di Fratelli d'Italia che ha scelto la via dell'astensione: "Siamo davanti ad un timido intervento - osserva Giorgia Meloni - l'Italia ormai è il campo profughi d'Europa". Una sonora bocciatura al testo arriva anche dal Movimento Cinque Stelle. Ad annunciare il voto contrario è stato Alessandro Di Battista. Il deputato M5s, protagonista di un'ennesima gaffe citando Hollande come "vincitore del premio nobel" (forse confondendolo con Obama) accusa l'esecutivo di essere "piegato a novanta gradi su una vicenda seria come l'interesse nazionale".

Per Di Battista il risultato della situazione in Libia è che "i francesi si beccano il petrolio mentre l'Italia i barconi". La missione in Libia ha come effetto immediato quello di creare malumori e divisioni dentro Mdp. Inizialmente critico, il partito ha poi deciso di votare a favore della risoluzione di maggioranza che aveva recepito alcune richieste di Articolo 1. Le correzioni però non sono servite a ricompattare il gruppo.

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