Giovedì, 03 Dicembre 2020
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PALAZZO MADAMA

Gentiloni al Senato per la fiducia: Governo non per convenienza o amore di continuità

ROMA. "Chiedo la vostra fiducia ed esprimo la mia fiducia nel Senato". Esordisce così il premier Paolo Gentiloni, nell'Aula di Palazzo Madama. E il confronto con Matteo Renzi, che si presentò mani in tasca ad annunciare la riforma per 'chiudere' il Senato, restituisce l'immagine più tangibile della vittoria del No al referendum.

La riforma del governo Renzi ("L'ho condivisa pienamente", rivendica Gentiloni) è stata bocciata dai cittadini e dunque il Senato continuerà a esistere nel pieno delle sue funzioni. "Quindi - premette il nuovo premier, guardando i banchi dell'emiciclo - la fiducia che chiedo al Senato è un po' particolare: chiedo la vostra fiducia ed esprimo la mia nei confronti del prerogative del Senato".

Dopo il passaggio di ieri alla Camera, il presidente del Consiglio ascolta il dibattito nell'Aula di Palazzo Madama, prima di replicare. I banchi dell'opposizione sono semideserti: M5s e Lega proseguono il loro 'aventino' contro la prosecuzione della legislatura. E Gentiloni sceglie di chiudere ancora una volta il suo intervento, lungo circa venti minuti, con un richiamo a loro rivolto: "Difenderò le prerogative del Parlamento nei confronti di tutti. Invito chi in questi mesi si è battuto alzando la bandiera del Parlamento contro ipotetici e a mio avviso inesistenti tentativi autoritari a rispettare il Parlamento e a partecipare alle sue riunioni in modo civile".

Il premier omaggia l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, scomparso di recente, nell'Aula dove ha seduto negli ultimi anni da senatore a vita: "Chiedo ai ministri di lavorare con responsabilità e dignità. Ciampi quando presentò il suo governo disse, e lo dico anche io, che per il tempo che sarà necessario in questa delicata transizione servirò con umiltà gli interessi del Paese".

E' una transizione e un atto di responsabilità il suo governo, ribadisce Gentiloni: "Non un amore della continuità ma la presa d'atto del diniego degli altri gruppi a convergenze più ampie, ha spinto le forze che hanno sostenuto questa maggioranza a dar vita a questo governo". "Sottrarsi alla responsabilità sarebbe stato più utile dal punto di vista politico partitico ma molto più pericoloso per il Paese", aggiunge il premier, che davanti ai senatori riconosce a Renzi la "coerenza" di essersi dimesso dopo la bocciatura della sua riforma.

Il nuovo governo, ricorda, durerà finché avrà la fiducia, ma "a prescindere" dalla data del voto è "urgente" intervenire sulla legge elettorale. Il governo "non sarà attore protagonista" ma "avrà il compito di facilitare la ricerca di una soluzione e avrà il compito anche di sollecitare le forze politiche", spiega. Nella consapevolezza che il sistema di voto influenzerà il nuovo assetto del sistema politico.

Quanto al programma, dopo un passaggio sulla "tragedia inaccettabile" di Aleppo, Gentiloni sottolinea: "Il governo deve innanzitutto completare la eccezionale opera di riforma, innovazione, modernizzazione di questi ultimi anni. Sarebbe assurdo che un governo che molti critici accusano di eccesso di continuità, immaginare che completare le riforme avviate non sia il suo compito principale".

Poi un passaggio sulla povertà ("I dati sono in crescita") e il Sud, le banche e il lavoro. Il traguardo, afferma, è un sistema di tutele universali: "Serve serietà e consapevolezza perché non lo risolviamo purtroppo con facili slogan".

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