Lunedì, 26 Ottobre 2020
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L'EX SINDACO

Roma, Marino: "Mi aspettavo di più: troppe lobby nella Capitale"

ROMA. «Finora ho sentito solo parlare male del passato. Mi auguro abbiano un piano da rivelare nelle prossime ore». Intervistato da Repubblica, l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino si dice «molto stupito da questo avvio di sindacatura: molte affermazioni fatte in campagna elettorale sono smentite da comportamenti che, se è vero quanto raccontano i giornali, sono dettati da un sistema correntizio. Lo stesso che io rifiutai e per il quale divenni inviso ai partiti».

«Io scelsi di circondarmi di persone sulla base di formazione professionale, obiettivi da raggiungere e discontinuità col passato. Sono rimasto colpito dal fatto che, tra le prime indicazioni dell'assessora Muraro, ci sia stata quella di riaprire l'impianto di Rocca Cencia, di proprietà di un privato, che fruttava 175 mila euro al giorno alla stessa persona», sottolinea Marino. «Questa la chiamo un'esemplare continuità con i 50 anni trascorsi tra il 1963 e il 2013, quando il sistema dei rifiuti di Roma era organizzato intorno all'idea di una grande buca che ha favorito il privato rispetto al pubblico».

«A Roma stanno tornando quei salotti e quei poteri forti che in questo momento paiono felici di poter riprendere a gestire in maniera sterile il patrimonio pubblico», dichiara l'ex sindaco. «Ai Mercati generali, ad esempio, c'è un buco di ettari abbandonato, affidato dal Comune a un gruppo di imprenditori nel 2006. Non si vede una gru lavorare. Inoltre non vedo un impegno di sostanza sulle povertà».

«Le piazze della capitale sono piene di venditori abusivi, dopo la mia amministrazione i tavolini si stanno allungando ben oltre i limiti consentiti», prosegue Marino. Lo stadio della Roma, su cui la giunta sembra intenzionata a frenare, «porterà solo nella fase di costruzione tra 5 e 10mila nuovi posti di lavoro e un finanziamento straniero di 1.300 milioni di euro», Quanto alle Olimpiadi, «da portavoce dei cittadini, come si definiscono, i 5stelle dovrebbero presentare un piano sostenibile che come il nostro lasci una eredità utile a Roma e interrogare la città».

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