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Dietrofront su abolizione reato di clandestinità, scontro Pd-Ncd

Ma la Lega, con Matteo Salvini e tutto il gruppo dirigente ha immediatamente alzato le barricate al grido «siete tutti pazzi», minacciando il ricorso alla piazza e al referendum

ROMA. Via il reato di clandestinità, subito. Anzi no. La nuova grana governativa, che ha visto consumarsi l'ennesimo braccio di ferro tra il Pd e Ncd, sarebbe stata - secondo quanto trapela dai palazzi - al momento «congelata».

Ma la Lega, con Matteo Salvini e tutto il gruppo dirigente ha immediatamente alzato le barricate al grido «siete tutti pazzi», minacciando il ricorso alla piazza e al referendum. Ufficialmente la depenalizzazione - invisa anche all'alleato Ncd e a tutto il centrodestra - è stata fatta slittare al Cdm del 15 gennaio, ma dietro le quinte si sussurra che potrebbe restare nel cassetto ancora per un pò.

«Faremo come in altre occasioni quando si è trattato di temi che dividono la maggioranza - ha detto in serata il ministro della giustizia Andrea Orlando -, terremo conto delle diverse posizioni presenti, dei pareri del Parlamento e del dibattito che si è sviluppato all'esterno, caratterizzato anche da posizioni che sollevano alcune questioni tecniche non secondarie».

Troppi sono i nodi che il governo deve sbrogliare in questa fase e non è certo il caso di mettere altra carne al fuoco. Ma a frenare il provvedimento sono soprattutto questioni di «opportunità politica» e di buon senso alla luce dei gravi fatti di Colonia con le aggressioni di Capodanno e con l'allarme terrorismo alle stelle.

Cosa che fa dire a Scelta Civica, col segretario Enrico Zanetti, che occorre ora «rendere efficaci i meccanismi di respingimento ed espulsione» piuttosto che rincorrere ipotesi di abolizione del reato. Non è proprio il caso - è stato il ragionamento circolato anche ai piani alti di palazzo Chigi - di affrontare proprio adesso il tema della depenalizzazione del reato di clandestinità.

L'iter del provvedimento, fortemente voluto dal guardasigilli Andrea Orlando e altrettanto vigorosamente osteggiato dai centristi di Alfano, ha preso forma da tempo e ha il via libera delle commissioni parlamentari. Ha incassato anche l'ok del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti che oggi in una intervista a Repubblica ha ripetuto come il reato di clandestinità a conti fatti non solo non ha agito da deterrente, ma ha addirittura ostacolato le indagini a tutto vantaggio dei trafficanti (se viene sentito come imputato, l'immigrato può tacere trincerandosi dietro la facoltà di non rispondere o peggio depistare le indagini).

La depenalizzazione era quindi approdata al Cdm del 13 novembre scorso, ma Alfano l'aveva bloccata. Come ha fatto anche oggi: «Trasmetterebbe all'opinione pubblica un messaggio negativo per la percezione di sicurezza in un momento particolarissimo per l'Italia e l'Ue», ha spiegato il ministro. «Motivi di opportunità politica» dunque, e «niente di ideologico», ha tenuto a puntualizzare Alfano. Motivazioni che sembrerebbero in sintonia con lo stato d'animo del premier.

E infatti da ambienti parlamentari vicini a Matteo Renzi si è appreso che il governo deciderà la settimana prossima sulla base di una «valutazione di opportunità politica» se procedere o meno alla depenalizzazione, ma «senza toni barricaderi» (messaggio per Ncd). «La logica - sottolineano le stesse fonti - vorrebbe la scelta della depenalizzazione. Ma nella componente sicurezza l'elemento psicologico e di percezione è molto importante». Un suggello allo stop.

E infatti Orlando, subodorando la «frenata», non avrebbe particolarmente gradito. Ripercussioni anche per Renzi che ha dovuto fronteggiare l'assalto di qualche 'gufò che già malignava su ipotetici scambi con Alfano sulle unioni civili. E ha dovuto anche vedersela con un nuovo altolà della minoranza Dem: «Nessun passo indietro, la politica non può farsi guidare dalla paura», ha avvisato Roberto Speranza.

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