Giovedì, 29 Ottobre 2020
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L'ANALISI

Feltrin: «La Lega sempre più partito di protesta, senza Forza Italia non governerà mai»

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L' adunata leghista va oggi in scena in una Bologna blindata.
Saranno 2500 gli uomini delle forze dell' ordine impegnate sul campo in una domenica che Salvini sogna pacifica. E che vedrà anche la presenza sul palco di Silvio Berlusconi. Una scelta che, al netto delle molte riserve che l' hanno preceduta, apre numerosi interrogativi sul futuro della Lega, e del centrodestra tout court. «Scegliere Bologna potrebbe rivelarsi una scelta poco felice», annota Paolo Feltrin, docente di Scienze politiche all' Università di Trieste. «Il partito di Salvini si presenta all' appuntamento molto vicino alla destra nazionalista, e impoverito dalla partita persa sugli immigrati. Se non passa dalla protesta alla proposta, il segretario leghista resterà condannato a rimanere all' opposizione ancora a lungo», chiosa il politologo, riconosciuto come uno dei massimi conoscitori italiani della storia del Carroccio.

Professore, oggi va in scena il D -Day della Lega in una Bologna blindata. Rischi all' orizzonte?
«La scelta di fare una manifestazione a Bologna potrebbe rivelarsi poco felice. Sebbene la Lega abbia conquistato molti consensi in Emilia Romagna, il capoluogo continua a nutrire più di qualche ostilità verso il Carroccio. Il partito di Salvini ha imboccato un percorso di radicalizzazione a destra che può innescare ilpericolo di tensioni e disordini».

La manifestazione si svolge in un momento in cui il Carroccio perde consensi. Quali le ragioni di questo calo?
«I temi sollevati da Salvini funzionano in tempi di emergenza particolarmente acuta. Quando l' allarme rientra, la presa esercitata dai leghisti sull' opinione pubblica si allenta. Lo si è visto a proposito della spinosa vicenda dei profughi. Angela Merkel ne ha fatto una questione di civiltà. E ora che i flussi migratori si sono concentrati sulla linea danubiana gli spazi per la propaganda leghista si sono notevolmente ridotti. Un ridimensionamento prodotto anche dall' efficace azione del governo e del ministro Alfano, che sul tema dei migranti si sono mossi con maggiore abilità dei predecessori e sono riusciti a gestire l' emergenza in modo ordinato». La Lega è dunque avvertita più come un partito di protesta, che di proposta?
«È un problema che scontano tutti quei soggetti politici che pongono al centro la questione migratoria. Nei momenti di difficoltà incontrano un certo successo popolare, ma agitare soltanto lo spettro dei migranti non è sufficiente per fare di questi partiti delle forze di governo in grado di ottenere la maggioranza dei consensi. La verità è che questo tipo di battaglie assicurano a Salvini la sopravvivenza come maggiore partito di opposizione, insieme al Movimento 5 Stelle. Un ri sultato nient' affatto scontato, visto che nel 2013 il Carroccio sembrava sull' orlo della dissoluzione».

È quindi preclusa la possibilità di rivedere la Lega al governo?
«A questa domanda Salvini non ha ancora risposto.
Mettere in soffitta il Dio Po, l' ampolla, i celti e tutto il ciarpame secessionista di un tempo, ha consentito alla Lega di trasformarsi da partito padano a realtà nazionale. E ha poi proceduto a incamerare le istanze della destra nella prospettiva di rivolgersi a un Nord più nazionalista, che vede nella scelta di Bologna un chiaro segnale. Ma ciò che ancora manca è la dimensione politico -governativa. Il Carroccio ha subito un profondo ricambio generazionale che ha segnato una distanza rispetto alla Lega governativa dei Bossi e dei Maroni. Fare leva su immigrati, euro, destra radicale e accenti iperpopulisti, non porterà però la Lega al governo».

Qual è dunque il vero obiettivo del segretario?
«Sono due le letture possibili. In primo luogo, si può ipotizzare che Salvini punti ad assicurare lunga vita alla Lega come partito di opposizione, sul modello dell' esperienza del Pci. Ma la sua azione politica può fare supporre un altro scenario che vede il segretario del Carroccio come il capo duro e puro di un partito "cattivo", disposto però a individuare un leader di sintesi. Si tratterebbe in questo caso di un uomo politico più moderato, plausibile anche per Forza Italia e Ncd, che possa essere l' equivalente neodemocristiano di destra, di quello che Renzi rappresenta per la sinistra.
L' impressione è che Salvini tenga in caldo entrambi gli scenari, perché non ha alcuna fretta di decidere».
Forza Italia è stata molto combattuta sulla eventuale presenza a Bologna.
«La Lega sa bene che per nutrire ambizioni di governo, l' alleanza con Forza Italia è vitale. Ma il nodo è stabilire come realizzare questo disegno. Se come appare probabile si andasse a votare nel 2017, Berlusconi e Salvini avrebbero a disposizione molto tempo per elaborare un programma politico in grado di far presa sugli elettori del centrodestra. Ma il punto è che da qui ad allora ci sono ancora molte variabili aperte. A parti re dalle amministrative, che rappresentano per il Carroccio un problema spinoso. In tutte le principali città dove si andrà a votare, la Lega non sembra avere candidati significativi. Il caso di Milano identifica una debolezza: la scelta di connotarsi come partito di opposizione, rende difficile attrarre nel progetto leghista élites governative».

È impensabile rivedere un giorno leghisti e azzurri al governo su queste basi o è una stagione chiusa?
«Il pallino è nella mani di Forza Italia. Se per qualche ragione Berlusconi decidesse di ripristinare il vecchio assetto, nessuna possibilità è preclusa. Pesano molto in questo momenti i nodi delle alleanze e l' assenza di una piattaforma comune. Ma il centrodestra è ben radicato. E sbaglia chi lo dà in crisi irreversibile. In realtà basta un piccolo passo falso del centrosinistra per riaprire la partita. La forza del voto moderato italiano non va mai sottovalutata».

C' è il rischio che la rinuncia alla matrice padana possa sottrarre consensi alla Lega anche al Nord?
«In parte sì. Ma la rinuncia all' identità secessionista non ha finora prodotto contraccolpi particolarmente gravi per via della crisi di Forza Italia, che ha lascia comunque alla Lega uno spazio elettorale enorme: lo si è visto nelle elezioni regionali in Veneto. Ma insisto: il vero problema della Lega è la carenza di proposta politica».

Perché il partito di Grillo, che pure vede la prevalenza di temi contestatari, non pare invece risentirne nei consensi?
«Rispetto alla Lega, che è radicata in una tradizione nordista, il Movimento 5 Stelle è un partito che ha una dimensione nazionale. D' altra parte, se il Carroccio prendesse al Sud gli stessi voti che raccoglie al Nord, riscuoterebbe risultati superiori rispetto a quelli che registra Grillo. In secondo luogo, la Lega è oggi un partito meno trasversale che in passato. Mentre i 5 Stelle drenano consensi a destra come a sinistra, e trovano in Bersani e D' Alema ottimi agit-prop della causa grillina, la svolta lepenista ha indotto la Lega a rinchiudersi nella ridotta di destra».

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