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Renzi frena sui bombardamenti all'Isis: "La decisione non è all'ordine del giorno"

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Il premier Matteo Renzi

MILANO. Matteo Renzi archivia il dibattito e la polemica politica già scoppiata sul coinvolgimento dell'Italia nei bombardamenti in Iraq. «La decisione non è all'ordine del giorno, in linea di principio è un dato di fatto che si possa intervenire con le armi in certe situazioni, ma la situazione irachena non ha queste caratteristiche almeno per il momento», prende tempo il premier, ospite di «Che tempo che fa», dove affronta le principali priorità del governo: dalla manovra al futuro di Roma, dopo che «si è rotto il rapporto con Marino e la città».

Il giorno dopo la strage ad Ankara durante la manifestazione pacifista, il presidente del consiglio italiano esprime sgomento e difende il ruolo della Turchia come «crocevia» sia nello scacchiere geopolitico sia nell'affrontare l'emergenza migranti. «Non l'abbiamo lasciata sola ma - ammette - certo il sogno dell'integrazione della Turchia ha perso smalto, mentre io penso che bisogna recuperare quel bisogno di allargamento e ragionare in modo diverso».Renzi

Perchè per affrontare la guerra all'Isis per Renzi bisogna coinvolgere paesi come la Turchia e la Russia. Ed è proprio in attesa di capire «la strategia complessiva» globale che il premier nega l'imminenza di bombardamenti italiani in Iraq. «O riusciamo ad avere una strategia complessiva, o siamo tutti vittime di una strategia che va avanti giorno dopo giorno», sostiene il presidente del consiglio affermando che «la decisione non è presa» e che comunque, se e quando sarà, verrà coinvolto il Parlamento.  Oltre alla politica estera, il premier affronta tutti i temi in agenda del governo. In vista del varo, giovedì, della legge di stabilità, Renzi anticipa novità come una misura per richiamare 500 prof, anche italiani, dall'estero e dargli un «gruzzolo» per nuove iniziative di ricerca. La ratio della manovra resta «abbassare le tasse» secondo un impegno che il premier evita di definire «storico» per non peccare di troppa arroganza. Purtroppo, però, il premier deve rinunciare all'intervento sulla flessibilità delle pensioni e per evitare di fare «danni» rinvia le misure al 2016.  L'altro appuntamento su cui il premier assicura l'impegno del governo è il Giubileo. «Faremo la nostra parte», sostiene indicando il successo dell'Expo come precedente positivo. Certo all'appuntamento Roma arriverà senza sindaco. Senza sbilanciarsi sul nome del commissario, «lo sceglierà il prefetto», spiega, Renzi apprezza il lavoro di Alfonso Sabella. «Io però mi auguro che nei prossimi mesi chiunque possa dia una mano perchè prima di discussioni tra correnti viene Roma», dice indicando nei subcommissari delle figure in grado di affrontare le varie emergenze della capitale, dal traffico alle buche fino ai rifiuti e alle periferie. Nel frattempo, il Pd proverà a rialzare la testa. E chiamerà i romani a scegliere con le primarie il candidato sindaco. «Il sindaco lo scelgono i romani. Credo che se c'è una cosa sicura è che non posso essere io a scegliere il sindaco. Se siamo il partito delle primarie i romani lo scelgano e speriamo scelgano bene. Facciano bene attenzione...».

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