Giovedì, 22 Ottobre 2020
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Legge sull'acqua, la Regione vuole la gestione pubblica

PALERMO. In Sicilia l'acqua torna in mani  pubbliche. L'Assemblea regionale siciliana questa sera ha  approvato l'intero articolato della riforma che prevede nove  Ambiti territoriali ottimali (Ato) che potranno assegnare la  gestione del servizio a una società pubblica, mista o anche ai  privati in caso di offerta vantaggiosa. Manca solo il voto  finale al testo, che dovrebbe arrivare comunque prima della  chiusura della seduta parlamentare. L'aula infatti è stata  sospesa per consentire la riunione della commissione Attività  produttive che sta esaminando il disegno di legge, approvato  pochi minuti fa dal governo Crocetta, per arginare il fenomeno  della proliferazione dei cinghiali, ddl messo a punto dopo la  morte del pensionato di 77 anni aggredito da un branco di  animali sulle Madonie.

 La riforma dell'acqua contiene alcune norme di «solidarietà»  come la garanzia di un quantitativo «minimo vitale» di 50 litri  al giorno per i cittadini morosi e un fondo di sostegno per il  pagamento delle bollette delle famiglie meno abbienti. L'acqua  che non può essere utilizzata per fini alimentari avrà una  tariffa scontata del 50%, come prevede un emendamento del  governo Crocetta, votato dall'aula.  Per quanto riguarda la gestione, la riforma tende a  incentivare l'affidamento al gestore pubblico: innanzitutto è la  stessa assemblea dell'Ato a scegliere il proprio modello  gestionale, che comunque va individuato attraverso procedure di  evidenza pubblica. In secondo luogo il ricorso a privati è  possibile solo nel caso si dimostri più conveniente rispetto a  quello pubblico. Scompaiono poi, rispetto al passato, le  convenzioni pluridecennali: ogni affidamento potrà durare un  periodo non superiore a nove anni. In caso di interruzione del  servizio per più di quattro giorni ad almeno il 2% del bacino,  il gestore privato andrà incontro a una maxi-sanzione compresa  fra i 100 e i 300 mila euro per ogni giorno di interruzione, e  alla possibilità di risoluzione del contratto.     La riforma garantisce gli attuali livelli  occupazionali.

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