Mercoledì, 20 Gennaio 2021
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L'INTERVISTA

Polito: “Renzi ha vinto ma ora costruisca sulle macerie che ha fatto”

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«Adesso vedremo che cosa Renzi sarà capace di costruire sulle maceria che ha fatto». Antonio Polito, giornalista, scrittore e oggi direttore de «Il Corriere del Mezzogiorno» non è mai stato molto tenero nei confronti del presidente del consiglio. Neanche adesso è disposto a fargli sconti.

La svolta non le piace?

«Guardate le leggi elettorali non sono mai prive di conseguenze. Il Mattarellum in Italia segnò il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. La bocciatura della cosiddetta legge truffa voluta da De Gasperi ne segnò il declino politico. Anche il Porcellum aveva la funzione di cristallizzare il potere di Berlusconi e, a suo modo, cambiò il corso delle cose: impedì la vittoria di Bersani e aprì la strada al governo delle larghe intese e oggi a Renzi».

Tutto si tiene.

«Dice Enrico Letta che mettendo la fiducia sull'Italicum il premier rischia di ottenere una ”vittoria sulle macerie”. Dimentica però che l'intero edificio del governo Renzi è costruito sulle macerie. Le macerie della seconda Repubblica, di una ”non vittoria” elettorale della sinistra, e della sentenza della Consulta che rase al suolo il Porcellum. Il ricordo è invece acutamente presente all'opinione pubblica, ed è questo che spiana la strada a Renzi per spianare gli avversari».

Come giudica le scelte politiche che sta facendo Renzi in questo momento?

«Ma vede tutto dipende da quello che accadrà d’ora in poi. Sicuramente il presidente del Consiglio ha vinto e questo lo rende il suo governo più forte. Può brandire l’arma dello scioglimento delle Camere come nodoso bastone per convincere i più riottosi all’interno dei gruppi parlamentari a seguirlo».

Veramente il suo potere di ricatto sui gruppi parlamentari è ancora debole. Fino a quando non passa la riforma del Senato la partita non può dirsi chiusa. Come può minacciare di mandare a casa un Parlamento eventualmente riottoso sapendo che c’è una legge elettorale fortemente maggioritaria per la Camera e il proporzionale puro al Senato?

«Non è da escludere che Renzi rallenti un po’ sulle riforme istituzionali Sarebbe una maniera per raffreddare un po’ l’ambiente La dimostrazione che l’impegno di arrivare alla scadenza della legislatura è reale».

Ma a Renzi conviene forzare la mano per arrivare ad una legge elettorale in odore di incostituzionalità?

«Che sia in odore di incostituzionalità è una supposizione. La Corte Costituzionale bocciò il Porcellum perché non c’era una soglia per il premio di maggioranza, che invece con l’Italicum è stata introdotta. In secondo luogo la Consulta disse no al Porcellum perché non consentiva all’elettore di scegliere il parlamentare. Con l’indicazione dei candidati nella lista e con un collegio più piccolo della circoscrizione nella nuova legge c’è l’identificabilità da parte dell’elettore di chi sta votando».

Ma davvero è nato il governo del premier che apre la strada alla Terza Repubblica?

«La sua condizione di dominus uscirà infatti rafforzata dall'arma carica di una legge elettorale, che può essere usata in qualsiasi momento, indipendentemente dalle promesse e dalle clausole di salvaguardia. Come nel Regno Unito, dove la Regina scioglie formalmente le Camere ma è il premier a decidere quando, Renzi disporrà della ghigliottina della legislatura. Però il leader dovrà prima o poi scegliere se approfittare delle macerie del sistema politico, regnando sui detriti di un'opposizione frantumata dal nuovo sistema elettorale. Oppure se provare a ricostruire su quelle macerie un sistema parlamentare equilibrato, e che riprenda a tendere verso il bipolarismo e l'alternanza».

Secondo lei che cosa farà?

«L’opposizione in questo momento non c’è e non si può certo attribuire la responsabilità a Renzi. Ha già un gran lavoro con la sua maggioranza. Quello che può evitare però è il monopartitismo. Vincere e convincere, come si direbbe nel gergo a lui caro del calcio, è obbligatorio per i grandi leader. D'altra parte nemmeno il rozzo meccanismo dell'Italicum potrà esentare del tutto dalla ricerca del consenso: nella futura Camera, dove la lista vincente godrà di 340 seggi, basteranno 25 dissidenti per mandarla sotto. Nemmeno il destino di De Gasperi fu messo al riparo da un premio di maggioranza approvato a colpi di voti di fiducia».

Che cosa vuol dire concretamente?

«Stiamo vedendo in queste ore fenomeni abbastanza consueti in Italia. In molti stanno correndo per salire sul carro del vincitore. Un po’ come accadde a Berlusconi nel 2008 con il Pdl. Purtroppo incappò nella peggior crisi economica dopo il ’29 e l’esperimento si frantumò. Renzi può cadere in una tentazione analoga imbarcando nel Pd uomini e idee provenienti da tradizioni diverse. Già qualcosa si vede nel territorio. Ci sono candidature alle amministrative che sembrano molto lontane dalla storia del partito».

Ma questo probabilmente gli servirà anche per compensare la probabile diaspora della minoranza del Pd.

«Mi sembra questa componente sia già abbastanza terremotata per creare altre macerie. La credibilità è scarsa dopo la doppia sconfitta subita: la non vittoria del 2013 e poi le primarie per la segreteria».

Ci sarà la scissione?

«Personalmente non credo. La minoranza è composta di gente che vive di politica e per la politica. Fuori dal campo non saprebbe che fare. Dentro Pd possono cercare di ritagliarsi un ruolo. Fuori sarebbero spacciati essendo privi di progetto politico. Inoltre non hanno capacità di attrazione sui giovani. Si vede benissimo in Parlamento. I vecchi rottamati non hanno nessuno alle spalle visto che i numeri della dissidenza non cambiano. Non ci sono i giovani che non hanno nessuna intenzione di sacrificarsi in una partita senza futuro. Più naturale che cerchino di salire sul carro del vincitore prima che sia troppo affollato».

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