Giovedì, 20 Giugno 2019
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Il ministro Lupi: "Mi dimetto, devo salvaguardare la mia famiglia: è la decisione migliore""

Durante le registrazioni di "Porta a Porta": "Ma nessuno tocchi mio figlio"

ROMA. Dopo quattro giorni di  intercettazioni e pressioni, e l'ultimo decisivo vertice  stamattina con Matteo Renzi, Maurizio Lupi getta la spugna.  L'annuncio delle dimissioni arriva dal salotto di Porta a Porta,  alla vigilia dell'informativa, domani in Aula alla Camera,  fortemente voluta dal ministro per difendersi da accuse che  considera ingiuste. «La mia decisione rafforzerà l'azione del  governo», è la garanzia del ministro ciellino che toglie le  castagne dal fuoco a Ncd e al Pd che subito lo ringrazia per il  «beau geste».

Non aveva alternative, ormai, il titolare delle  Infrastrutture, finito sotto il tiro incrociato delle  opposizioni, pronte a votare martedì prossimo la mozione di  sfiducia. Ma soprattutto lasciato solo dal Pd e dal premier che,  da giorni, gli avevano fatto capire che, nonostante non fosse  indagato, la vicenda di intrecci tra politica e appalti era  politicamente insostenibile per un governo che fa della lotta  alla corruzione uno dei suoi vessilli. E che tra poco più di un  mese si prepara ad inaugurare la vetrina dell'Expo.    Dopo aver tentato per alcuni giorni di difendere l'onore suo e  della sua famiglia, Lupi, che esce dal ministero di Porta Pia ma  «non dalla politica che è passione e non poltrone», spiega, oggi  ha deciso che il suo cammino da ministro era al capolinea.

«Renzi non mi ha chiesto le dimissioni» e Ncd «mi ha sostenuto»,  ci tiene a precisare l'esponente centrista assicurando una sua  scelta personale. Ma certo, pur evitando affondi pubblici, il  premier aveva fatto capire a Lupi che la vicenda non poteva  chiudersi con le spiegazioni in Aula del ministro. D'altra parte  ancora oggi nuove intercettazioni parlano di telefonate di Lupi  ad Ettore Incalza per «consulenze e suggerimenti» al figlio.   Oggi l'ultimo chiarimento con Renzi e la telefonata al  presidente della Repubblica Sergio Mattarella per comunicare che  «dopo l'informativa - racconta il ministro - che ho fortemente  voluto domani in parlamento rassegnerò le mie dimissioni».  L'annuncio in tv depotenzia la difesa domani in Aula e toglie  dall'imbarazzo il Pd che, nel dibattito, avrebbe dovuto mettere  agli atti la mancata difesa di un ministro del governo. Così  come evita il voto di sfiducia di martedì, sul quale il Pd aveva  fatto intendere che avrebbe lasciato libertà di coscienza ai  deputati. «Su Lupi il Pd avrà una posizione congiunta perchè la  situazione, al netto di qualsiasi scelta garantista, è  abbastanza insostenibile», si diceva certo in mattinata Gianni  Cuperlo. E anche un renziano di ferro come Roberto Giachetti  parlava di un «problema di etica politica» che doveva spingere  il ministro ciellino al passo indietro.

Il passo indietro viene apprezzato dal Pd come «un  atteggiamento ragionevole e serio - plaude il vicesegretario  Lorenzo Guerini - che dimostra la sua attenzione per le  istituzioni». Anche Alfano loda la decisione di «un uomo delle  istituzioni, perbene e onesto», assicurando che «Lupi non si  dimette da politico». Sull'addio di Lupi, invece, non sembra  stupito Silvio Berlusconi che oggi, a pranzo con i fedelissimi,  avrebbe spiegato come fosse prevedibile che nessuno al governo  l'avrebbe difeso e che il ministro ciellino «è un'altra vittima  di Alfano e Renzi».  A questo punto il premier dovrà decidere se tenersi l'interim  alle Infrastrutture, almeno fino all'avvio dell'EXpo, o nominare  un nuovo ministro in grado di avviare un repulisti che porti  aria più pulita in un dicastero strategico. Così come è  prevedibile un mini-rimpasto di governo per garantire gli  equilibri con Ncd: per questo Gaetano Quagliariello è dato, dai  rumors, al ministero degli Affari Regionali, lasciato libero  dopo l'addio di Maria Carmela Lanzetta.

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