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Renzi: "L'Italia è un Paese forte che non teme alcuna minaccia"

ROMA. «L'Italia è un grande Paese in condizione di affrontare qualsiasi tipo di minacce». Matteo Renzi utilizza la platea della trasmissione di Rai 2, Virus, per mandare pochi e miratissimi messaggi sul ruolo e la strategia di Roma in merito alla situazione in Libia e ai rischi di attacchi terroristici da parte dell'Isis.

«L'Italia è forte ed in condizione di reggere ma non intende avviare avventure belliche». Il problema va affrontato con «grande decisione» ma senza cedere all'isteria collettiva.

«Preoccupazione sì , sottovalutazione della situazione no ma non siamo assediati, non abbiamo quelli con i coltelli dietro le porte», tranquillizza il premier rimarcando che il problema, per certi versi, non viene dall'esterno ma dall'interno: non a caso - spiega- gli attentatori in Francia e a Copenaghen, sono nativi di quei luoghi. Così come l'Isis non è strutturalmente in Libia ma un fenomeno accresciuto anche grazie alle moderne tecnologie di comunicazione, come Internet, per esempio. Da qui la massima esigenza di lavorare diplomaticamente per ottenere il consenso internazionale, quindi anche da parte di paesi come la Cina e la Russia, per giungere ad una soluzione che porti la pace nel paese nordafricano. Il presidente del Consiglio ha anche snocciolato alcuni dati sul fenomeno dell'immigrazione in Italia, con 160 mila arrivi senza uno stato di emergenza, senza casi di malattie particolari, come Ebola. E tutto ciò grazie ad una Bel Paese solido e forte ma senza voglie «avventuristiche».

Con una premessa, «Non ci siamo mai tirati indietro nelle,operazioni di peacekeeping, ma nel caso della Libia non c'è ora questa necessità, non serve inviare truppe di terra. Certamente, dire che siamo totalmente al sicuro sarebbe esagerato».

«Ogni paese è a rischio e come tutti i paesi a rischio anche il nostro ha rafforzato le misure di sicurezza interna e avviato procedure di espulsione anche per chi ha solo inneggiato agli attentati in Siria«. Contestualmente, sta lavorando per avere un proficuo rapporto con l'Islam, perchè proprio i paesi arabi moderati sono i più decisi nemici del terrorismo».

Servono dunque buon senso e saggezza e L'Italia farà sempre e ovunque la sua parte anche rendendosi disponibile a offrire personalità adeguate, se necessario,a sostituire Bernardino Leon, l'inviato dell'Onu in Libia, il cui mandato scade il 13 marzo.

«Le aggressioni dall'esterno non sono ora un rischio -ribadisce più volte -anche se ci possono essere fatti isolati che richiedono una forte vigilanza».  In questo quadro, il premier commenta anche il dibattito politico sul riconoscimento dello Stato della Palestina da parte di Roma: «Un discorso opportunamente rimandato, noi vogliamo due popoli e due stati, dobbiamo lavorare per questo obiettivo ma ora ci sono troppe strumentalizzazioni - afferma - anche in Israele dove è in corso la campagna elettorale in vista delle elezioni».

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