Giovedì, 05 Dicembre 2019
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Consulta, nessun accordo: ancora sette giorni per arrivare a una decisione definitiva

Il Parlamento chiude sul Csm, eleggendo Paola Balducci (Sel) e Pierantonio Zanettin (FI). Sui due giudici da mandare alla Consulta, invece, si prende ancora una settimana di tempo

ROMA. Risultato a metà per il Parlamento riunito in seduta comune. Sui due giudici da mandare alla Consulta si prende ancora una settimana di tempo, decidendo di votare scheda bianca, mentre si chiude sul Csm, eleggendo Paola Balducci (Sel) con 521 voti e Pierantonio Zanettin (FI) con 525. E mettendo così, finalmente, dopo un ritardo di due mesi, l'organo di autogoverno della magistratura in grado di funzionare.

La scelta di votare scheda bianca sulla Consulta comunicata ai parlamentari di Pd, FI, Ncd, Sc e PI poco prima di entrare in Aula, avrebbe consentito, secondo quanto si spiega nellamaggioranza, di non bruciare definitivamente la candidatura Dem di Luciano Violante e di dare la possibilità a Donato Bruno di andare a Isernia per chiarire la sua posizione. Perchè, si assicura, se si fosse votato anche oggi su di loro ci sarebbe stato «il rischio che un eventuale "no" a Bruno avrebbe potuto trascinare dietro anche il »no« a Violante».

«È chiaro - si ribadisce nel Pd - che se Bruno risultasse indagato nella vicenda della consulenza di 2,5 milioni di euro sul fallimento dell'ex colosso del tessile Ittierre, per lui le
porte della Consulta potrebbero anche chiudersi. E che quindi è suo interesse chiarire». Anche perchè la Procura in realtà non ha alcun obbligo giuridico di avvertire prima l'indagato. Questo scatta solo nel caso in cui si debbano mettere a punto atti per i quali sia necessaria la presenza dell'interessato o per comunicare la proroga delle indagini.

Ma, a seconda di quale sarà l'esito del chiarimento con la Procura di Isernia, le tesi in Pd e Forza Italia divergono. Secondo i Dem, infatti, nel caso fosse vera la notizia di un'inchiesta su Bruno, questo dovrebbe fare un passo indietro e la sua candidatura «cadrebbe». Non solo perchè «non si è mai visto un indagato alla Consulta», ma anche per evitare che la Corte debba ricorrere alla procedura dell'autorizzazione a procedere (ai suoi componenti si applica l'immunità così come prevista dall'articolo 68 della Costituzione prima della riforma del '93).

Ma se Bruno dovesse rinunciare all'Alta Corte, il Pd vorrebbe provare a insistere su Violante «perchè - si ragiona tra i dem - non l'ha detto nessuno che i due debbano subire per forza la stessa sorte». E soprattutto perchè al momento, quello dell'ex presidente della Camera «è il nome in grado di raccogliere il maggior numero di consensi all'interno del partito». E questo, nonostante diventino sempre più insistenti le voci secondo le quali i renziani «userebbero il »no« a Bruno per togliere di mezzo anche la candidatura di Violante». Forza Italia però non sente ragioni: «Se dovesse cadere Bruno - si assicura - cadrebbe anche Violante perchè il pacchetto ormai è unico».

In attesa di capire quale sarà il destino dei due, nel centrodestra c'è chi lancia con forza la candidatura alternativa di Maurizio Paniz, l'avvocato veneto che da parlamentare riuscì a far votare il Parlamento sul fatto che Ruby fosse la nipote di Mubarak. E il suo, si fa notare, sarebbe un nome sul quale potrebbe convergere anche la Lega che oggi ha deciso di votare scheda bianca su Consulta e Csm.

Il Pd, intanto, si dice sicuro dell'appoggio di Sel quando si tratterà di decidere sulla Corte visto che oggi con i suoi voti ha reso possibile l'ingresso a Palazzo dei Marescialli del candidato sponsorizzato da Loredana De Petris, Paola Balducci, già responsabile Giustizia di Verdi e Prc. E sull'accordo stretto tra i capigruppo di Sel e Lorenzo Guerini, i Dem dicono di «poter mettere la mano sul fuoco». La «conta» è attesa per martedì prossimo 30 settembre, quando il Parlamento tornerà a riunirsi in seduta comune nel tentativo di sciogliere definitivamente il nodo Consulta: sette giorni pieni per trattare e decidere senza altre dilazioni, come auspicano i presidenti delle Camere Grasso e Boldrini.

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