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TEHERAN

Alessia Piperno è libera, l'Iran l'ha scarcerata. La Meloni chiama i genitori della ragazza

Sicilia, Mondo
Alessia Piperno

«Dopo un intenso lavoro diplomatico oggi Alessia Piperno è stata rilasciata dalle autorità iraniane e si appresta a tornare in Italia». È quanto riferisce una nota di Palazzo Chigi ed è stato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ad informare personalmente i genitori di Alessia del rilascio della ragazza.

Il caso di Alessia Piperno rimonta al 28 settembre scorso, giorno in cui la blogger romana compiva 30 anni, ma fu reso pubblico dal padre Alberto quattro giorni dopo con un post su Facebook. Pochi giorni prima, il 16 del mese, erano cominciate in Iran - dove la giovane italiana si trovava - le proteste per la morte di Mahsa Amini per mano della polizia della morale. Alessia, scriveva il padre, «è una viaggiatrice solitaria, gira il mondo per conoscere usi e costumi dei popoli. Si è sempre adeguata e rispettato le tradizioni e, in certi casi, gli obblighi, di ogni Paese che ha visitato. Erano 4 giorni che non avevamo sue notizie, dal giorno del suo 30esimo compleanno, il 28 settembre. Anche il suo ultimo accesso al cellulare riporta quella data. Stamattina arriva una chiamata. Era lei che piangendo ci avvisava che era in prigione. A Teheran. In Iran. Era stata arrestata dalla polizia insieme a dei suoi amici mentre si accingeva a festeggiare il suo compleanno. Sono state solo poche parole ma disperate. Chiedeva aiuto. Ci siamo subito mossi con la Farnesina, abbiamo chiamato l’Ambasciata italiana a Teheran. Ma ancora non sappiamo niente, neanche il motivo della reclusione. Ci dicono che si stanno muovendo. E noi genitori, e il fratello David, non riusciamo a stare con le mani in mano. Non si può stare fermi quando un figlio ti dice ‘vi prego, aiutatemì. Non sono un postatore di foto e non uso quasi mai social ma oggi non ho potuto farne a meno. Voglio che si sappia e che questa notizia raggiunga più persone possibili, magari arrivare a quella giusta che può aiutarci. Grazie», concludeva il post del padre mentre la Farnesina avviava le verifiche e la complessa macchina della diplomazia si metteva in moto.

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