Mercoledì, 29 Giugno 2022
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POPOLI IN FUGA

Un milione di profughi in 7 giorni, accordo Ue per la protezione temporanea dei rifugiati

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guerra in ucraina, Sicilia, Mondo
In fuga dalla guerra

In tempi finora sconosciuti alle latitudini bruxellesi e con un sì unanime, l’Ue vara la direttiva per la protezione temporanea dei profughi dall’Ucraina aprendo le porte a quello che si preannuncia come un vero e proprio esodo: un milione di persone è già fuggito dalla guerra e, secondo le ultime stime europee, alla fine potrebbero essere 7-8 milioni gli sfollati dal Paese. E dall’Italia è arrivato il plauso di Palazzo Chigi: «Ancora una volta la risposta dell’Unione europea è stata pronta, rapida, solidale e unita», ha sottolineato la presidenza del Consiglio.

L'attenzione dell'Italia sul tema dei rifugiati è massima

L’attenzione di Mario Draghi sul tema rifugiati è massima: lunedì il premier italiano sarà a Bruxelles per un faccia a faccia su temi cruciali nella crisi con la Russia, quello dell’immigrazione e quello dell’energia, dove si fa via via più urgente la necessità di diversificare le fonti uscendo dal cono d’ombra del Cremlino. In tema di migranti un passo avanti nell’emergenza Ucraina Bruxelles lo ha fatto. «Non siamo ingenui, i problemi ci saranno ma rispetto al 2015 siamo preparati», ha spiegato la commissaria Ue agli Affari Interni Ylva Johansson. Alla riunione dei 27 ministri dell’Interno che ha certificato l’intesa, ad un certo punto, sono tuttavia riemerse le endemiche divisioni nell’Ue sul capitolo migranti. I Paesi del gruppo Visegrad e l’Austria hanno infatti avanzato riserve sulla proposta della Commissione, che prevedeva la protezione eccezionale per tutti i residenti, ucraini o non ucraini. La proposta, alla fine, è stata emendata: per i cittadini non ucraini ma con permesso di soggiorno a lungo termine lo Stato ospitante potrà scegliere tra la protezione temporanea europea o il regime di asilo previsto a livello nazionale. E in quest’ultimo caso le pratiche per chi è fuggito dall’Ucraina saranno sicuramente più lunghe ma rischiano di avere anche un esito più incerto. «Non si tratta di un ritocco significativo», ha spiegato Johansson, ridimensionando la modifica. Ma la trattativa è stata lunga. A tarda mattinata lo stallo era evidente ed era stata convocata una nuova riunione degli ambasciatori dei 27 per trovare un compromesso parallelamente al Consiglio Affari Interni riunito all’Europa Building. L’ultima a cedere è stata la Polonia, ma alla fine l’intesa è stata unanime e il nuovo volto dell’Europa unita non ha subito danni eccessivi.

La direttiva si applica ai non ucraini che a Kiev erano pure rifugiati

La direttiva si applica ai non ucraini che, a Kiev e dintorni, erano comunque a loro volte rifugiati e - secondo quanto previsto già dalla proposta della Commissione - non include i cosiddetti residenti temporanei, ovvero con permessi di soggiorno per motivi lavorativi o di studio. Questi ultimi saranno rimpatriati nei Paesi d’origine a meno che non ci sia una guerra o una catastrofe umanitaria anche lì. Nessuno, però, verrà mai respinto, neppure chi ha smarrito i documenti fuggendo dalle bombe. Anzi gli ucraini possono utilizzare anche l’accordo con l’Ue sui visti viaggiando liberamente nell’Unione per 90 giorni. Anche per questo i Paesi europei non hanno neppure toccato il nodo della relocation. Almeno per ora. Perché se l’esoso sarà incontrollabile, dal 91/o giorno di presenza dei profughi ucraini nel Vecchio continente il tema potrebbe porsi. «L’Italia è abituata a gestire situazioni anche emergenziali, con la rete delle prefetture, il mondo dell’associazionismo, i comuni. Faremo fronte a tutte le necessità che si presenteranno», ha assicurato la titolare del Viminale Luciana Lamorgese rimarcando anche lei la necessità di un’Europa solidale. Un’Europa che, nella strategia della presidenza francese, era chiamata in questa primavera a stringere sul nuovo Patto di Migrazione e Asilo. Poi è arrivata la guerra. Ma, ha assicurato il ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin, la crisi non ha cancellato la volontà di riformare Schengen, semmai l’ha aumentata.

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