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MOSCA

Russia e Nato ai ferri corti, Mosca rompe le relazioni

Ritorsione per le espulsioni a Bruxelles. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov. “Inutile fingere”

«E’ inutile fingere» che i rapporti con la Nato possano «cambiare nel prossimo futuro». A suonare il de profundis nelle relazioni tra la Russia e l’Alleanza Atlantica è il ministro degli Esteri Serghei Lavrov. L’ultima schermaglia è diplomatica, fortunatamente le truppe se ne stanno tranquille nelle loro basi. Ma il dialogo, a livello formale, è rotto. Mosca infatti ha deciso di «sospendere» il lavoro della sua missione permanente alla Nato come rappresaglia per l’espulsione, a inizio mese, di otto funzionari, accusati di essere spie sotto copertura. Non solo. Anche le strutture dell’Alleanza nella capitale russa verranno «sospese» o “cancellate» del tutto. «La Nato - chiosa senz’appello Lavrov - non è interessata né al dialogo paritario né al lavoro comune».
La tagliola dunque cadrà su due rami distinti dell’Alleanza a Mosca. La Missione di Collegamento Militare, da una parte, e l’Ufficio Informazioni, dall’altra. Nel primo caso l’attività verrà «sospesa», con l’accreditamento del personale ritirato entro il primo novembre, mentre nel secondo la struttura - istituita presso l’ambasciata del Belgio - cesserà proprio di esistere. «Se la Nato avrà delle questioni urgenti da trattare potrà contattare il nostro ambasciatore in Belgio», ha aggiunto Lavrov. Poco dopo il ministero ha poi corretto leggermente il tiro, chiarendo che un ambasciatore dei Paesi del blocco Nato potrà, all’occorrenza, ricoprire il ruolo di «intermediario» se ci saranno comunicazioni rilevanti con la parte russa. Ma la sostanza non cambia: il grado d’interazione passa a zero.
«La dura risposta della Russia alle espulsioni e alle restrizioni imposte dalla Nato alla sua missione a Bruxelles congela di fatto le relazioni: l’unico canale di comunicazione a livello militare ora è quello Russia-Usa, la Nato è fuori dall’equazione», ha commentato Dmitri Trenin, direttore del Centro Carnegie di Mosca.
La Nato aveva annunciato il 6 ottobre di aver tagliato il personale della missione russa presso l’Alleanza da 20 membri a 10, revocando contestualmente l’accreditamento di otto diplomatici e abolendo due posizioni vacanti; ai diplomatici russi è stato chiesto di lasciare Bruxelles entro la fine di ottobre. Mosca aveva promesso una risposta «a tempo debito». Ed eccola qua. Al momento non è chiaro che impatto ci sarà sul Consiglio Nato-Russia, nato a Roma nel 2002 e cresciuto nel tempo con una ridda di commissioni e sotto-commissioni operative, dal terrorismo all’Afghanistan. Di certo c’è che l’Ufficio Informazioni di Mosca, che tra i suoi compiti ha «la distribuzione d’informazioni ufficiali della Nato al grande pubblico russo, compresi i mass media, le agenzie statali, le legislature federali e regionali, i militari, le organizzazioni non governative e le istituzioni educative e di ricerca», sarà un orpello del passato.
«Abbiamo preso atto delle parole del ministro Lavrov ai media, tuttavia non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulle questioni da lui sollevate», si è limitata a rispondere la Nato tramite il portavoce Oana Lungescu.

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