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ALLARME DAL PENTAGONO

Afghanistan, beffa al ritiro americano: torna il fedelissimo di Bin Laden

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L'ultima beffa del ritiro americano dall'Afghanistan si consuma con il ritorno dello scudiero di Osama bin Laden. Mentre gli ultimi soldati Usa lasciavano il Paese dopo 20 anni, a bordo di un suv bianco è rientrato uno degli uomini simbolo della latitanza del defunto capo di Al Qaida, l'uomo che guidava il dispositivo di sicurezza nel rifugio di Tora Bora e comandava la sua scorta personale, nota come Guardie Nere.

Protetto dal nuovo potere talebano, Amin ul Haq, storico compagno di lotta dello sceicco del terrore, ha rimesso piede nelle scorso ore a Nangarhar, la sua provincia natale al confine con il Pakistan, al centro delle cronache nelle ultime settimane anche come roccaforte dell'Isis-K, la branca locale del sedicente Stato islamico, che secondo un nuovo allarme del Pentagono può contare ancora su duemila "irriducibili": sigle da tempo in lotta per la supremazia nella galassia jihadista ma adesso riunite sotto l'ombrello dell'Afghanistan in mano ai mullah.

L'arrivo di Haq viene mostrato in un video circolato sul web e ripreso dai media internazionali. Immagini in cui compare a bordo di un veicolo che attraversa lentamente un posto di blocco tra l'entusiasmo di una piccola folla di abitanti del posto, che gli baciano la mano e si fanno fotografare con lui. A sorvegliarne il passaggio è un convoglio di veicoli che trasportano miliziani armati, alcuni dei quali con la bandiera talebana.

Dopo aver conosciuto bin Laden negli anni Ottanta alla scuola di jihad di Abdullah Azzam a Peshawar, in Pakistan, ne è diventato uno dei più stretti collaboratori. A lungo tra i responsabili anche della fornitura di armi, Haq sarebbe fuggito insieme al leader di Al Qaida quando le forze statunitensi hanno attaccato il loro rifugio. Ferito nel 2007, l'anno dopo venne arrestato a Lahore, in Pakistan, ma dopo tre anni di detenzione fu scarcerato.

Storicamente legato a una fazione di Hezb-i Islami, il movimento del leader dell'islamismo afgano Gulbuddin Hekmatyar, è ritenuto dalle intelligence internazionali come una figura di spicco del terrorismo di matrice jihadista. In attesa di commenti ufficiali - il Pentagono e il Dipartimento di Stato non hanno ancora confermato le immagini -, il suo ritorno appare come un altro pesante smacco per il ritiro degli Usa che, pur rivendicando il significativo calo degli affiliati qaedisti rispetto a vent'anni fa, si ritrovano oggi con la frontiera tra Afghanistan e Pakistan nuovamente trasformata in un potenziale santuario del terrore.

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