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Pakistan, accusata di blasfemia: infermiera cristiana picchiata dai colleghi islamici

Insultata, legata, picchiata e rinchiusa in una stanza per un’accusa di blasfemia che poi si è rivelata falsa: è la drammatica vicenda di una 30enne infermiera cristiana, aggredita dai colleghi musulmani in un ospedale in Pakistan, un Paese in cui l’ortodossia in tanti casi cede il passo al fanatismo e all’odio religioso.

Come racconta il caso di Asia Bibi, che per una condanna di blasfemia ha rischiato di essere messa a morte. Tabitha Nazir Gill è una cantante evangelica che lavora da nove anni come infermiera in un ospedale di Karachi. Tutto sarebbe nato da una disputa personale, secondo quanto riporta l'International Christian Concern (Icc), ong basata a Washington.

La donna ha riferito alla caposala che un collega aveva preso denaro dai pazienti, violando le regole dell’ospedale. A quel punto lo stesso collega l’ha accusata di aver pronunciato commenti dispregiativi contro Maometto e altri profeti, incitando il resto del personale alla violenza.

Video dell’aggressione hanno fatto il giro dei social. «Hanno picchiato Tabitha sin dal mattino. E’ stata legata con funi, torturata e rinchiusa in una stanza. Non appena lo abbiamo saputo, abbiamo contattato la polizia», ha raccontato all’agenzia Fides Nasir Raza, attivista cristiano per i diritti umani.

Gli agenti, una volta arrivati, l’hanno presa in custodia e poi affidata alla famiglia, perché non hanno trovato prove di blasfemia. Da quel momento Tabitha e i suoi sono stati costretti a trasferirsi in un luogo sconosciuto, per il rischio di ulteriori aggressioni. La rabbia contro la donna in effetti non si è affievolita, anzi. Centinaia di persone si sono radunate alla stazione di polizia per chiedere la formalizzazione di una denuncia per blasfemia, ha spiegato una fonte dell’Icc. L'indagine resta aperta.

In Pakistan le false accuse di blasfemia sono diffuse e spesso motivate da vendette personali o odio religioso. Scatenando proteste di massa, linciaggi ed anche omicidi. Dal 1987, anno in cui è stata introdotta la legge, ci sono state oltre 1.500 denunce. Oltre la metà ai danni di minoranze religiose, soprattutto i cristiani. Asia Bibi, per un’accusa di blasfemia, è stata condannata all’impiccagione.

Denunciata da alcune contadine con cui stava lavorando in seguito ad un diverbio, è stata picchiata e tenuta in carcere per quasi 10 anni, fino all’assoluzione da parte della Corte suprema. La sua vicenda ha avuto vasta eco internazionale ed ha portato molti pakistani a chiedere la cancellazione del reato o una mitigazione delle pene. Tuttavia, denunciano le organizzazioni in difesa dei diritti umani, queste leggi sono state troppo spesso uno strumento degli estremisti per fomentare la violenza di matrice religiosa.

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