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Usa, serial killer confessa 93 omicidi e disegna i volti delle sue vittime

Quando nel maggio 2018 Samuel Little, 80 anni, detenuto in un carcere della California, disse che aveva una storia da raccontare, gli agenti dell’Fbi non pensavano che avrebbe parlato per 700 ore e confessato 93 omicidi compiuti nell’arco di trent'anni.

Molti di questi casi erano stati archiviati come overdose o morte accidentale. Alcuni corpi non sono mai stati trovati. Ma il racconto è ritenuto «credibile». Little è diventato uno dei più feroci serial killer d’America. Dotato di una memoria straordinaria e di un certo talento artistico, ha accompagnato i suoi racconti disegnando a colori i volti delle vittime, tutte donne, tutte strangolate.

Di qualcuna ha anche tratteggiato gli orecchini indossati il giorno in cui le uccise. «Con l’entusiasmo di un anziano che ricorda le sue imprese», come ha scritto il Washington Post, il serial killer ha fornito dettagli risultati decisivi per identificare almeno una cinquantina di vittime.

Di un delitto ricordava la nevicata, di una vittima ha indicato con precisione età e altezza, di altre persino il peso, in un caso del '78 ha parlato di una Cadillac El Dorado. Non sempre i ricordi sono chiari, ma in gran parte sì. Da due anni le polizie di almeno una trentina di Stati, dalla Florida all’Ohio, dall’Arkansas alla California, stanno riaprendo casi che erano stati archiviati per mancanza di tracce.

Il primo delitto risale al 1970, in Florida: la vittima fu una donna di 33 anni, madre di due figli, anoressica e alcolizzata, conosciuta da Little in un bar. L’ultimo nel 2005 a Tupelo, in Mississippi. In tutto, sono 93 omicidi, 68 dei quali hanno riguardato donne afroamericane.

Tre vittime erano ispaniche, una era nativa. Il «segreto» per non farsi mai beccare dalla polizia, ha raccontato, è stato prendere di mira persone dimenticabili, messe ai margini dalla società, la cui scomparsa non sarebbe mai stata reclamata da qualcuno.

Un’ossessione, quella di strangolare le donne, che Little aveva avuto fin da bambino, da quando, nato in Georgia da una famiglia afroamericana, era stato abbandonato dalla madre. Da ragazzo era finito presto nei guai per una serie di reati, dal furto alla rapina all’aggressione.

In quarant'anni, l’arco nel quale Little ha compiuto gli omicidi, è riuscito a mettere a segno i delitti nel periodo in cui usciva dal carcere dopo aver scontato una condanna. Se si è deciso a raccontare è stato grazie a un detective, David Denmark, che si è intestardito nel trovare l’autore di una serie di omicidi irrisolti commessi in Florida.

Due anni fa, l’anziano detenuto ha deciso di raccontare tutto, a patto che non venisse condannato a morte. Da quel momento in decine di stazioni di polizia e di ranger hanno riaperto vecchi fascicoli.

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