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Coronavirus, finisce l'incubo sulla Diamond Princess: domani inizia lo sbarco dei passeggeri sani

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La Diamond Princess ferma in Giappone

Il processo di sbarco dalla nave Diamond Princess, ancorata nella baia di Yokohama, per quei passeggeri che risulteranno negativi al coronavirus inizierà da mercoledì e si completerà entro tre giorni. Lo ha detto il ministro della Salute, Katsunobu Kato, durante una conferenza, confermando che i test sono stati condotti su tutti i circa 3.200 passeggeri della nave, e gli esiti dei laboratori sulla totalità degli occupanti verranno resi noti entro venerdì.

Il ministro della Salute giapponese ha aggiunto che tutti passeggeri della Diamond Princess hanno espresso la volontà di tornare a casa prima possibile e che il ministero assisterà le persone interessate per fare in modo che il loro viaggio sia completato nel modo più agevole. Il numero delle infezioni sulla nave si è assestato a 454, mentre sono 53 le persone contagiate nel resto dell’arcipelago, con sette nuovi casi accertati nella giornata di lunedì.

Partiti ieri gli americani, anche le persone di altre nazionalità dunque lasceranno presto la nave. La Corea del sud è l’ultima nazione, in ordine di tempo ad annunciare l’evacuazione dei propri cittadini dalla nave.
Il Giappone ha affrontato un’ondata di critiche per la gestione della situazione, con decine di nuovi infetti ogni giorno in cui la Diamond Princess è rimasta ormeggiata e i suoi passeggeri sono stati bloccati a bordo dall’arrivo in porto ai primi di febbraio. Ma i giapponesi difendono il proprio operato e il ministro della Salute Katsunobu Kato ha insistito ancora oggi che ai passeggeri negativi al test sarà consentito lasciare la nave.

Intanto in Cina, la Commissione sanitaria municipale di Wuhan ha confermato che Liu Zhiming, direttore del Wuchang Hospital di Wuhan, è morto questa mattina a 51 anni. Una news online della tv statale Cctv ha scritto che il personale medico inviato dal Beijing Xiehe Hospital aveva riferito che Liu era deceduto per il coronavirus alle 10:30 locali (3:30 in Italia) dopo il fallimento di tutti i tentativi per salvargli la vita.

La Commissione, in seguito, ha fissato l’ora del decesso alle 10:54, quando già da ieri sera si erano diffuse le voci sulla sua morte.

L’ospedale gestito dal dottor Liu è uno dei centri medici specificamente designati per la cura dei pazienti del COVID-19 a Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei, ed è in quarantena dal 23 gennaio.
Circa 2.000 operatori sanitari cinesi sono stati infettati dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2, e molti di loro sono morti, tra cui il dottor Li Wenliang, un medico che ha cercato di avvertire i suoi colleghi di una possibile nuova malattia ed è stato rimproverato per «aver diffuso voci» dalle autorità.

Finora, il coronavirus ha causato almeno 1.873 morti in tutto il mondo, di cui 1.868 sono state certificate nella Cina continentale, dove sono state segnalate anche 72.436 infezioni (circa il 99% dei casi globali).

I sintomi della nuova malattia sono in molti casi simili a quelli di un raffreddore, ma possono essere accompagnati da febbre e stanchezza, tosse secca e dispnea (difficoltà di respirazione).

(AGI)

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