Lunedì, 24 Febbraio 2020
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È partita la missione Solar Orbiter: svelerà i segreti del Sole

La missione European-American Solar Orbiter è stata partita dalla Florida: obiettivo, approfondire la conoscenza del Sole e di come la nostra stella determina il tempo atmosferico spaziale che influenza le telecomunicazioni sulla Terra. La sonda dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in collaborazione con la Nasa, ha lasciato Cape Canaveral in Florida alle 23,03 ora locale (le 5,03 in Italia). Dopo aver attraversato le orbite di Venere e Mercurio, il satellite, la cui velocità massima sarà di 245.000 chilometri orari, potrà avvicinarsi fino a 42 milioni di chilometri al Sole, cioè meno di un terzo della distanza che lo separa dalla Terra.

Gli scienziati dicono che il dispositivo dovrebbe fornire un primo piano senza precedenti dell’atmosfera del Sole, dei venti e dei campi magnetici. Fornirà anche le prime immagini dei poli della nostra stella, di cui sono attualmente note solo le regioni equatoriali. «Improvvisamente ci sembra di essere davvero connessi all’intero sistema solare», ha detto Daniel Muller, scienziato del progetto ESA, poco dopo il lancio. «Siamo qui sulla Terra per lanciare qualcosa che si avvicinerà al Sole».

«Abbiamo un obiettivo comune ed è quello di fare del bene alla scienza con questa missione. Credo che ce la faremo», ha aggiunto Holly Gilbert, direttore della divisione di scienze eliofisiche della Nasa.

Dieci strumenti all’avanguardia a bordo della sonda registreranno un gran numero di osservazioni per aiutare gli scienziati a scoprire come funzionano i venti e i brillamenti solari. A volte i venti solari sono disturbati dai razzi che espellono le particelle cariche che si propagano nello spazio. Queste tempeste, difficili da prevedere, hanno un impatto diretto sulla Terra: quando colpiscono la magnetosfera causano le bellissime e innocue aurore polari. Ma l’impatto può anche essere più pericoloso.

La più grande tempesta solare conosciuta è l’«evento Carrington» del 1859: distrusse la rete telegrafica negli Stati Uniti, diede scosse elettriche a diversi agenti, bruciò carta nelle stazioni e l’aurora boreale era visibile a latitudini senza precedenti, anche in America Centrale.

«La società dipende sempre più da ciò che accade nello spazio, e quindi noi dipendiamo sempre più da ciò che fa il Sole», ha detto Etienne Pariat dell’osservatorio del CNRS di Parigi. «Immaginate se solo la metà dei nostri satelliti venisse distrutta», ha aggiunto Matthieu Berthomier, un altro ricercatore francese. «Sarebbe disastroso per l’umanità».

La sonda è protetta da uno scudo termico in titanio perchè le temperature a cui sarà esposta raggiungeranno i 500 C. La sua struttura resistente al calore è coperta da un sottile strato nero di fosfato di calcio, un tipo di polvere simile ai pigmenti usati nei dipinti preistorici che si trovano nelle grotte. Lo scudo proteggerà gli strumenti dalle radiazioni estreme emesse dalle esplosioni solari.

Tutti i telescopi, tranne uno, usciranno attraverso i fori dello scudo termico che si aprono e si chiudono in una danza coordinata, mentre altri strumenti lavoreranno all’ombra dietro lo scudo. Come quelli sulla Terra, i poli solari sono regioni estreme molto diverse dal resto della superficie.

(AGI)

 

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