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Migranti, allarme Onu: "La Libia non può essere un porto sicuro"

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Foto archivio

«Tra gennaio e novembre, oltre 8.600 migranti sono stati intercettati in mare dalla Guardia costiera libica e riportati in Libia, che ovviamente non può essere considerato in nessun modo come un porto sicuro per lo sbarco». È l’allarme lanciato dell’Alto Commissariato dell’Onu per i diritti Umani (Ohchr) in una nota.

«Migranti e rifugiati in Libia continuano a essere regolarmente sottoposti a violazioni e abusi tra cui uccisioni extragiudiziali e arbitrarie, detenzione arbitraria, sparizioni forzate, torture, violenza sessuale e di genere, rapimento per riscatto, estorsione e lavoro forzato da parte di funzionari statali, trafficanti e trafficanti», prosegue la nota.

Nel 2019 almeno 284 civili sono morti in Libia e altri 363 sono rimasti feriti a seguito del conflitto armato, con un aumento di oltre un quarto del numero di vittime registrato nello stesso periodo dell’anno scorso. «Siamo preoccupati per il deterioramento della situazione dei diritti umani in Libia, compreso l’impatto del conflitto in corso sui civili, attacchi contro difensori dei diritti umani e giornalisti, trattamento di migranti e rifugiati, condizioni di detenzione e impunità», si legge in una nota pubblicata dal portavoce Rupert Colville.

«Gli attacchi aerei sono stati la principale causa di vittime civili, causando 182 morti e 212 feriti, seguiti da combattimenti a terra, ordigni esplosivi improvvisati, rapimenti e uccisioni», spiega l’Onu che cita i dati dell’Unsmil, la missione delle Nazioni unite in Libia.

«Nello stesso periodo, l’Organizzazione mondiale della sanità ha documentato 61 attacchi legati al conflitto contro strutture e personale sanitario, con un aumento del 69% rispetto allo stesso periodo del 2018 - aggiunge - Abbiamo serie preoccupazioni sull'impatto che il conflitto sta avendo su aree densamente popolate come Abu Salim e Al Hadba, dove altri 100 mila civili rischiano di essere sfollati, oltre ai 343 mila lo sono già», spiega Colville.

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