Sabato, 14 Dicembre 2019
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TRENTA MORTI

Terremoto in Albania, tra le vittime la fidanzata del figlio del premier

La terra continua a tremare in Albania, dove il bilancio del violento terremoto di martedì notte è salito a 30 morti e dove centinaia di soccorritori - in prima linea le squadre arrivate dall’Italia - scavano a mani nude in una corsa contro il tempo, con le speranze di trovare sopravvissuti sotto le macerie che si fanno sempre più esili. I lutti nel Paese delle Aquile hanno colpito tanti, anche il premier Edi Rama: tra le vittime c'è la fidanzata del figlio, morta nel crollo di una palazzina assieme al padre, alla madre e al fratello. Una famiglia sterminata.

Il governo ha proclamato lo stato di emergenza a Tirana e a Durazzo, mentre la comunità internazionale cerca di far sentire il suo sostegno: «Sono vicino alle vittime, prego per i morti, per i feriti, per le famiglie. Che il Signore benedica questo popolo al quale voglio tanto bene», ha detto papa Francesco. A Durazzo, dove il suolo si è sollevato di 10 centimetri, i soccorritori scavano soprattutto in tre siti. In periferia c'è una palazzina di quattro piani rasa al suolo. Al lavoro ci sono i Vigili del Fuoco italiani. «Le nostre squadre stanno scavando oramai interrottamente da martedì. E’ una situazione molto, molto difficile», dice all’ANSA il responsabile comunicazione dei Vigili, Luca Cari. «Qui ci sarebbero 6 dispersi: tre bambini, due donne e un uomo», precisa il responsabile. A Durazzo sono schierati «160 vigili del Fuoco italiani, con 60 mezzi, due team Usar della Toscana e del Lazio». Nell’area si susseguono le scosse di assestamento: «Abbiamo sentinelle prefigurate per dare l’allarme a chi sta lavorando per poter fuggire», spiega Cari.

La palazzina è interamente collassata: 4 piani di edificio sono ora ridotti a un paio di metri di altezza di macerie. La
popolazione segue in silenzio le operazioni di scavo: in un edificio accanto a decine aspettano disperati. Molti
piangono, altri si raccolgono intorno agli anziani. I cani delle unità cinofile vengono utilizzati per rintracciare i segni
vitali dei sopravvissuti. Ma a fine serata ancora senza successo. Qualche chilometro più in là, nei pressi dello Stadio di Durazzo dove sono state allestite le tende per gli sfollati e sono attivi i team medici, i soccorritori sono alle prese con una situazione non meno tragica. E’ crollata una palazzina di sei piani, si tenta di farsi largo tra i detriti, ma si vede a occhio nudo che è un’impresa titanica.

A sorpresa arriva il presidente albanese, Ilir Meta. «Voglio ringraziare il popolo italiano e le sue istituzioni per il grande contributo in questa tragedia», dice all’ANSA. «Il ringraziamento è doveroso non solo per le squadre altamente professionali che sono al lavoro in questo momento, ma per tutto quello che l’Italia sta facendo per affrontare questa» tragedia. Passa una mezz'ora e scoppia un altro finimondo. Sulle macerie della palazzina, parte di una sorta di complesso con un piccolo parco al centro, i soccorritori issano una barella. Cala il silenzio, il brusio dei residenti oscilla tra l’euforia e il terrore che venga estratto un altro cadavere. Ma quando tutto sembra essere pronto si scatena il panico: i soccorritori scendono precipitosamente dalle macerie, la polizia intima a tutti di allontanarsi. E’ un’altra scossa, fortissima: la magnitudo è di 5.6, registrata ad una quarantina di chilometri da Tirana, nell’Adriatico. Le operazioni vengono temporaneamente sospese. Una pausa che dura poco: i soccorritori tornano subito al lavoro. «Continueremo a scavare, continueremo fino alla fine», assicura un italiano stremato mentre su Durazzo cala un’altra brutta notte.(ANSA).

© Riproduzione riservata

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