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PRESIDENZIALI IN FRANCIA

Scandalo falsi impieghi, Fillon indagato ma resta in corsa per l'Eliseo

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Francois Fillon a Parigi

PARIGI. François Fillon è indagato. Dopo settimane di polemiche contro giudici e media, il candidato della Destra nella corsa all'Eliseo del 23 aprile e del 7 maggio, è stato incriminato oggi dai giudici che lo hanno interrogato con 24 ore d'anticipo rispetto al previsto nell'ambito dell'inchiesta sul PenelopeGate, lo scandalo dei presunti impieghi fittizi in parlamento alla moglie Penelope e ai figli.

E intanto le prime nubi si addensano anche su Emmanuel Macron: la Procura di Parigi ha aperto un'inchiesta preliminare per 'favoritismo' nell'ambito del viaggio che fece nel 2016 a Las Vegas come ministro dell'Economia del governo Hollande, anche se la procedura non lo riguarda direttamente.

Situazione decisamente più complicata quella di Fillon incriminato, tra l'altro, per "abuso d'ufficio" e "appropriazione indebita". La procedura non ha sorpreso il candidato dei Républicains che, anzi, tira dritto nella corsa all'Eliseo.

"Sarà il popolo ad esprimersi", ha detto più volte, con piglio determinato per mostrare che non si piegherà di fronte a quella che bolla come la "macchina del fango" che punta a ostacolare il suo cammino verso la poltrona più importante. Da tempo Fillon ha messo da parte la dichiarazione fatta il 26 gennaio in tv dove affermava che "non sarebbe stato candidato se fosse stato indagato".

Il candidato azzoppato della Destra doveva essere interrogato domani mattina ma l'audizione è stata anticipata in gran segreto a oggi perché "si potesse svolgere in condizioni di serenità", ha dichiarato Antonin Levy, uno dei suoi avvocati. Sarebbero stati proprio i difensori di Fillon a richiederlo per evitare i capannelli di giornalisti e telecamere.

In realtà Fillon si è presentato, anche se avrebbe potuto rifiutarsi grazie all'immunità parlamentare come ha fatto Marine Le Pen, ma non ha risposto ai giudici, limitandosi a leggere una lettera dove spiega che era suo "dovere recarsi alla convocazione" e che "ho impiegato mia moglie Penelope e la realtà del suo lavoro è innegabile", per poi concludere: "Avete deciso di convocarmi in modo precipitoso per fatti che risalgono a circa 20 anni fa".

Restano tutti quindi gli interrogativi sulle retribuzioni a lui imputate per quello che riguarda la sua famiglia: in totale più di un milione d'euro. A complicare l'immagine del candidato ci sono le dichiarazioni fatte agli inquirenti dalla figlia Marie che ha ammesso di aver effettuato con il fratello Charles bonifici bancari sul conto corrente dei genitori durante il periodo in cui erano stipendiati dal padre in Parlamento, specificando che si trattava di versamenti a scadenza regolare per coprire le spese del suo matrimonio.

Un'inchiesta preliminare aperta dalla Procura di Parigi per 'favoritismo' scuote indirettamente anche Emmanuel Macron, in quanto ex ministro dell'Economia anche se, per il momento, si sottolinea che il suo nome non è 'direttamente citato".

La scorsa settimana, il settimanale Le Canard Enchainé aveva rivelato che l'Ispettorato Generale delle Finanze (Igf) sospettava una frode riguardo l'organizzazione di un suo viaggio a Las Vegas nel gennaio 2016 quando Macron si rivolse a una platea di imprenditori e dirigenti di start-up francesi in occasione del Consumer Electronics Show (Ces), il megashow tecnologico di Las Vegas.

Secondo il Canard, quell'"operazione seduzione", venne organizzata "d'urgenza", su richiesta del gabinetto del ministro alla società Havas di proprietà di Vincent Bolloré, attraverso Business France, l'organismo di promozione delle start-up transalpine dipendente dall''esecutivo, senza gara d'appalto. La serata è costata 381.759 euro di cui 100.000 d'albergo.

La risposta di 'En Marche!" è stata categorica: "L'inchiesta non riguarda in nessun modo Macron e il movimento non esiterà ad intraprendere azioni giudiziarie contro chiunque cercherà di insinuare una sua qualsiasi responsabilità".

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