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IL PARLAMENTO

Licenziata perché rifiutò i tacchi, Londra contro aziende: no a obbligo

LONDRA. Perfino il parlamento di Westminster ha detto basta e minaccia un giro di vite contro le aziende britanniche che nonostante le normative e le campagne per le pari opportunità obbligano in modo illegale le donne a vestire particolari "dress code", a partire dai tacchi alti.

Si tratta infatti di una forma di discriminazione sessista da fermare al più presto secondo un rapporto redatto dal Women and Equalities Committee.

Poco importa a imprese grandi e piccole che la pratica sia vietata dall'Equality Act del 2010: continuano a indicare un vestiario particolare alle loro dipendenti, che in caso di rifiuto rischiano di perdere il posto.

«È chiaro che molte di loro non se la sentano di andare contro il dress code - si legge nel documento che parla quindi di forme di intimidazione nei confronti delle donne - anche se sanno che la legge è dalla loro parte».

Viene invocato un inasprimento della normativa e l'introduzione di sanzioni per le aziende che violano le regole. A denunciare per prima quanto accade fra le scrivanie del Regno era stata Nicola Thorp, receptionist licenziata da Pwc (PricewaterhouseCoopers), una delle più grandi aziende di revisione del mondo, perchè si era presentata al lavoro con le scarpe basse.

La donna aveva poi lanciato una petizione che ha raccolto oltre 150 mila firme e verrà discussa in parlamento il 6 marzo. Il suo compito a Pwc, in base al contratto temporaneo esterno, era quello, per nove ore consecutive, di accompagnare i clienti nelle sale riunioni.

«Tutto questo è iniziato per un paio di scarpe coi tacchi alti ma quello che ha rivelato sulla discriminazione nelle aziende britanniche è vitale», ha aggiunto Thorp. E in vista del dibattito parlamentare ne è già iniziato un altro nel Paese. I sindacati sono passati all'attacco.

«È inconcepibile che nel 2017 i boss ancora forzino le donne a indossare scarpe scomode e inappropriate, e uniformi», ha detto Frances ÒGrady, la segretaria generale di Tuc.

La Cbi, la confindustria britannica, colpita nel vivo, cerca di rimediare, affermando che i dirigenti devono essere in grado di chiedere ai propri dipendenti di rispettare dei dress code «ragionevoli» ma l'obbligo di indossare i tacchi è «inappropriato». Ancor di più se si considera, secondo un sondaggio di Mintel, che le scarpe più popolari fra le britanniche sono quelle basse.

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