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Rohani a Roma: "L'Italia è la nostra porta per l'Europa"

Nel suo tour europeo che dopo l'Italia lo porterà a Parigi, Rohani sarà accompagnato da una massiccia delegazione di 120 imprenditori e sei ministri che avranno incontri bilaterali con i loro colleghi italiani

ROMA. Il presidente iraniano Hassan Rohani arriva a Roma per la sua prima visita in Europa dall'inizio dell'era 'post-sanzioni'. Una visita strategica dal punto di vista politico ma soprattutto, ora più che mai, economico. Non a caso, nel suo tour europeo che dopo l'Italia lo porterà a Parigi, Rohani sarà accompagnato da una massiccia delegazione di 120 imprenditori e sei ministri che avranno incontri bilaterali con i loro colleghi italiani.

Per le grandi e piccole imprese italiane non c'è tempo da perdere perché se è vero che le nostre aziende godono di "una posizione privilegiata" in Iran che considera l'Italia "una porta verso l'Europa", come ha sottolineato in un recente forum all'ANSA l'ambasciatore iraniano Jahanbakhsh Mozaffari, è altrettanto vero che dall'annullamento dell'embargo seguito allo storico accordo sul nucleare è partito un treno destinazione Teheran che viaggia veloce. La Cina, già primo partner commerciale dell'Iran, non ha perso tempo per rilanciare la sua offensiva e 'segnare il territorio' con il presidente Xi Jinping che oggi dalla capitale iraniana ha auspicato l'inizio di un "nuovo capitolo" nei rapporti economici tra Pechino e Teheran.

Si preannuncia intensa la tre giorni in Italia di Rohani che arriverà a Roma domani mattina e alle 12 incontrerà al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Seguirà alle 19 in Campidoglio, colloquio e cena con il premier Matteo Renzi.

Martedì mattina il presidente iraniano interverrà al Business Forum Italia-Iran, organizzato da Confindustria e Ice, e poi incontrerà il presidente del Senato Pietro Grasso a Palazzo Madama. Alle 11 sarà ricevuto da papa Francesco in Vaticano, un appuntamento questo di "estrema importanza" per Teheran, ha sottolineato l'ambasciatore Mozaffari. La visita di Rohani proseguirà con un colloquio a Montecitorio con la presidente della Camera Laura Boldrini e si concluderà mercoledì mattina con una conferenza stampa all'Hotel Parco dei Principi. Atteso anche un incontro con l'amministratore delegato dell'Eni Claudio De Scalzi. D'altronde, oltre agli incontri bilaterali di Rohani, gli appuntamenti clou della visita saranno quelli in cui si discuteranno i temi a cui il governo italiano tiene di più.

Petrolio, energia, infrastrutture, auto, banche: spetterà al ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, nei suoi incontri con il ministro dell'Energia Bijan Namdar Zanganeh e quello dell'Industria Mohammad Reza Nematzadeh, riprendere il filo del discorso avviato ad agosto e poi a novembre a Teheran.

Mentre l'incontro alla Farnesina tra il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il suo collega Mohammad Javad Zarif sarà l'occasione per fare una panoramica sulle crisi internazionali, dalla Siria alla lotta all'Isis, due fronti sui quali Roma ha premuto e continua a insistere sulla necessità di un coinvolgimento sempre maggiore dell'Iran di Rohani.

Sullo sfondo della visita del presidente iraniano due questioni spinose per l'Italia, i rapporti con Israele e la questione dei diritti umani, pena di morte in primis. Da una parte l'ambasciatore israeliano a Roma Naor Gilon ha già espresso l'auspicio che l'Italia faccia chiaramente capire a Rohani, che ci sono "valori" e "sbarramenti" dell'Occidente che la Repubblica islamica deve rispettare, non solo nel capitolo del nucleare. "Mi è difficile pensare che le autorità italiane non trovino il modo di esprimere la disapprovazione verso la lunga storia di negazionismo dell'Iran", ha sottolineato Gilon ricordando che il presidente iraniano sarà a Roma proprio alla vigilia del 'Giorno della Memoria'. Dall'altra proprio ieri è stato presentato un rapporto di Nessuno tocchi Caino nel quale si denuncia che, da quando è salito al potere nel giugno 2013 Rohani, l'Iran ha conosciuto un record di 2.277 impiccagioni, 980 delle quali solo nel 2015. Intitolato il 'Il volto sorridente dei Mullah', il rapporto è stato inviato alle massime cariche dello Stato con l'appello di porre "la questione dei diritti umani universalmente al centro di ogni incontro e intesa con rappresentanti iraniani".

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